Renzi si inabissa nel Gran Sasso e schiva per la seconda volta gli aquilani

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22 FEBBRAIO 2016 – Il presidente del Consiglio Renzi ha visitato oggi il laboratorio di fisica del Gran Sasso

e poi si è recato in uno stabilimento presso il quale è stato più incisivamente applicato il “jobs act”. L’annuncio della visita di Renzi in Abruzzo è stato dato solo nel pomeriggio di ieri.

Sarà anche per questo che il premier si è rintanato a mille metri sotto la crosta terrestre, nelle viscere della montagna più alta degli Appennini e, poi, si è precipitato in  uno stabilimento, sempre al chiuso e sempre lontano dalla folla. Manca solo che quando viene in Abruzzo Matteo Renzi calzi perennemente l’elmetto oppure indossi una di quelle tute mimetiche che mai ha indossato da militare che non è stato e che però si picca di sfoggiare quando va nelle “missioni di pace”.

Dopo la visita di agosto, rinviata almeno tre volte a sentire l’establishment del Pd abruzzese, Renzi ha confermato che gli abruzzesi preferisce vederli solo con il binocolo o in televisione: un po’, forse, per la gazzarre inscenate durante la puntatina a L’Aquila, quando il siparietto fu assicurato da Lolli padre inquadrato in una fazione opposta a quella di Lolli figlio con sanpietrini e manganelli di mezzo (v. “Sfida tra due lollipuziani: ma non era meglio il tinello di casa?”, nella sezione SPIGOLI di questo sito); un po’ perché il fiuto di Renzi gli ha fatto ben comprendere che avere a che fare con gli aquilani significa assecondarli in tutto e per tutto oppure prendersi gli strali da Cialente a Pezzopane, a D’Alfonso che oggi fa da supporter alle invettive e ai capricci aquilani. Per questo, il massimo che abbiano potuto riprendere gli operatori televisivi è stato il tratto dall’elicottero all’imbocco del traforo: un indice dimostrativo di quale sia il livello di affetto che lega i governanti ai governati e di come per i governanti sia preferibile occultarsi sotto mille metri di roccia, annunciando solo dodici ore prima una visita da presidente del consiglio.

Tutto questo cosa ha a che fare con la democrazia?