RIVOLUZIONE MERITOCRATICA: FRANCO IEZZI AL BIMILLENARIO OVIDIANO

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LA SCIVOLATA SULLE RICETTE DI  GALENO PARE SIA STATA SOLO STRATEGICA

15 FEBBRAIO 2014 – Ci siamo cascati e non avremo scusanti: dopo quaranta anni di giornalismo ancora non impariamo le regole.

Da gretti polemisti avevamo sottolineato come il presidente del Parco nazionale della Majella, Franco Iezzi, avesse preso lucciole per lanterne annunciando un corso di preparazione di cosmetici e farmaci ispirati dal famoso medico Galeno (nella immagine del titolo). Erano di Ovidio Nasone, ma, sottolineava il Nostro in una delle mille dichiarazioni alla stampa, erano il condensato di precetti di Galeno. La trappola era pronta a scattare e infatti, come gli irriducibili sostenitori della verità storica, sottolineammo che Ovidio non poteva ispirarsi a Galeno se questi visse oltre un secolo dopo di quel tristissimo 17 d.C. quando gli occhi del Vate si chiusero alla speranza e alla vita nel gelido Ponto, sul Mar Nero.

Non conoscevamo le macchinazioni che stanno alla base degli eventi in Italia: infatti, oggi scopriamo l’arcano. Franco Iezzi ha inventato questa (che a noi poteva apparire una) panzana per ambire a presiedere, articolare, dare anima alle imminenti celebrazioni per il Bimillenario del triste evento, della fine del nostro concittadino più illustre. Se in Italia la spari grossa è probabile che diventi un esperto. Ingenui che eravamo, non abbiamo neppure considerato che tutta la strada del Presidente del Parco era stata informata al principio “Impara l’arte e mettila da parte”; da biechi sospettosi pensavamo che avesse solo levato la prima parte della massima. Così era diventato un mago dello sviluppo industriale peligno, da quella cabina di regia del Consorzio per l’Area industriale al quale salì per acclamazione ed è andato ovviamente a presiedere un Parco Nazionale, notoriamente fatto di ciminiere. Aveva sotto il cuscino i libri che ancora oggi si studiano per capire come Piacentini possa aver trasformato una città decadente in un inno al razionalismo novecentesco e perciò è andato a fare l’assessore all’urbanistica a Sulmona: aveva approfondito soprattutto il capitolo della costruzione, sempre a Roma, di una città universitaria in tre anni, quanti ce ne vogliono a Sulmona per allestire il “concorso di idee” per la copertura della Rotonda di San Francesco. Genio sprecato all’Urbanistica (non si ricorda un vespasiano che porti il suo nome, ma in compenso c’è un parco fluviale che potrebbe recare la scritta “Perdete ogni speranza o voi che entrate”), ha dato il meglio di sé alla Banca Agricola e Industriale; ma le solite intemperanze di Via Nazionale rottamarono l’intero consiglio di amministrazione del quale faceva parte.

Se avesse sciorinato le sue competenze su Metamorfosi, Medicamina faciaei, Fasti, sarebbe stato surclassato da un dilettante come Ilio Di Iorio; quindi ha fatto strategia e si è fatto riconoscere per quello che non è parlando di Galeno anticipatore… posticipato di Ovidio. E l’investitura è certa. Per la verità, è stato insidiato da una panzana sparata di recente da un presunto grande accademico, che all’Auditorium dell’Annunziata disse che Ovidio non descrive paesaggi montani (la ninfa Callisto stava a Capri?); se fossimo in Iezzi temeremmo la concorrenza, perchè una panzana di questo livello potrebbe proiettare l’altro ai vertici del Bimillenario, visti i criteri con i quali si scelgono le vestali degli eventi culturali in Italia.