METAFORA DELLA STORIA DI SULMONA E DEL SUO TRAM: L’ULTIMO LIBRO DI MATTIOCCO
18 FEBBRAIO 2014 – Si conclude un ciclo, perchè quest’altro libro di Ezio Mattiocco sulla tramvia di Sulmona sembra il punto di arrivo di un racconto incominciato negli anni Sessanta con “Sulmona nell’Ottocento”(nella foto del titolo una delle “carrozze” della tramvia di Sulmona).
Dopo le molte pubblicazioni che lo studioso ha riservato a Sulmona e in particolare al centro storico, si giunge al capolinea (di un tram, infatti) che dà la stessa ambientazione del primo dei suoi cimenti, quello scritto insieme a Olindo Pelino quando non andava ancora di moda parlare della florida Sulmona del Novecento perchè era troppo vicina negli anni, era quasi storia contemporanea. Ora la prima e l’ultima pubblicazione di Mattiocco segnano gli antipodi di una storia fatta di grandi fermenti e di progressivo degrado.
All’inizio e alla fine della storia
Ma questa volta lo sbocco è nell’ordine delle cose, non è colpa della “politica”, ultimo ricettacolo di tutte le frustrazioni di una società che i politici non sa sceglierli, oppure sa scegliere troppo bene quelli che sono funzionali agli scopi di una maggioranza molto orientata nella tutela dei propri interessi (nella foto il tram in Piazza del Carmine). La inutilità di una tramvia dal secondo dopoguerra scaturisce dal motore a scoppio; la inutilità di legare a fil doppio, o a binario doppio, una stazione con il centro cittadino sta nel degrado della ferrovia più che nel declino della città. Quando nel 1906 fu necessario costruire i binari del tram, a San Rufino era successo qualcosa di eccezionale: era stata costruita una stazione dove si incrociavano le due più importanti linee ferroviarie del centro-Italia. Si andava a Roma, come si poteva andare a Napoli, a Perugia, a L’Aquila a Pescara (ed era questa la meta meno importante, all’epoca). Se si potesse evocare un esempio per comprendere quale fosse l’importanza di quella stazione si dovrebbe immaginare che, come qualità e quantità di passeggeri, l’equivalente dei giorni nostri sarebbe un aeroporto. L’aeroporto non c’è e, per giunta, i treni sono diventati più radi, non sono granchè più veloci, Napoli non si raggiunge più, l’autostrada ha spento il desiderio di spostarsi con il treno per Roma.
Quando la società elettrica concluse la convenzione, che Mattiocco riporta per intero, la bell’epoque che rallegrava l’Italia prima della “inutile strage” della prima guerra mondiale, a Sulmona aveva un argomento in più per far parlare di miracolo economico: il flusso continuo di gente che per il suo viaggiare in treno doveva comunque fermarsi (nella foto il tram, sulla destra, nella zona di Porta Napoli). Insomma, c’era bisogno di una struttura che dava tutto il senso di come Sulmona fosse diventata città. Mattiocco osserva che le immagini di un tram, trasferite su migliaia di cartoline, hanno contribuito a promuovere il ruolo di città “graziosa a ciascuna nazione”, come quella così definita da Giovanni Boccaccio che l’aveva vista sei secoli prima: la colta e vitale città del medioevo si riproponeva ancora come un capoluogo d’Abruzzo.
Sembra che Ezio Mattiocco abbia ripreso l’atmosfera che aveva descritto in “Sulmona nell’Ottocento” . Lui stesso ha aggiunto rotaie al lungo percorso della storia che ancora doveva arricchirsi di strutture che fanno grande una… città di provincia (per quanto l’espressione possa apparire contraddittoria): il teatro in particolare, perchè quando si parla di cultura e di crescita nella qualità della vita si finisce sempre per parlare di un teatro.
La grandeur sommessa dei Sulmonesi
Questa è stata la “grandeur” sommessa (altro ossimoro, ma può passare per comprendere il “caso peligno”) che Sulmona ha vissuto senza inorgoglirsi a sufficienza da poterla proteggere nei tempi del riflusso. Ora si dovrebbe trasformare il capolinea di un tram in una semplice fermata intermedia, mettere ancora qualche fila di binari verso il futuro. E per ritrovare questo spirito è importante che ci sia qualcuno che ricerchi, studi e riproponga i piccoli fasti recenti. Come Mattiocco, cioè; e con molte fotografie perchè si stenta quasi a credere che cent’anni fa ci fosse bisogno di un tram.
MATTIOCCO EZIO , C’era una volta un tram, Sulmona, 2013, Università Sulmonese della Libera Età, pagine 1-167.






