Se non per carità, almeno si può fare una accoglienza per soldi

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OPPORTUNITA’ PER UN TERRITORIO DEPREDATO

4 GIUGNO 2015 – La ipotesi di costituire un centro di accoglienza regionale per i cittadini stranieri in genere e per i profughi in particolare è stata finora considerata solo per

escluderne la collocazione nella scuola di allievi di polizia penitenziaria a Fonte d’Amore.

Un po’ poco per dire che sia stata considerata nella sua effettiva portata: per esempio sotto un profilo economico, se proprio non si vuol affrontare un discorso di impegno solidale e ospitale. La Casa Santa dell’Annunziata incassa 35 euro per ognuno dei venti nigeriani che ospita da poco più di un mese. Per il centro di accoglienza regionale (se ne può costituire uno per ogni regione) l’apporto dello Stato sarebbe di ottanta euro per ogni ospite e per ogni giorni di ospitalità: volendo pure detrarre la parte insignificante che va consegnata all’ospite, si tratta di incassare, per trecento ospiti, almeno otto milioni di euro all’anno. Quali sono le controindicazioni? C’è quella della politica di respingimento, sostenuta con pochi argomenti culturali e con ancora più basso tenore grammaticale, posto che questa sera Salvini ha detto in televisione che “migranti” è un gerundio. Ma non è necessario discutere di questo aspetto che forse non avrà mai un punto di arrivo comune a cinquanta milioni di italiani.

E bisogna, quindi, partire, da un dato incontrovertibile: che, cioè, volenti o nolenti, i centri di accoglienza regionale andranno costituiti. Facile la osservazione ostativa: perché dovremmo ospitare a Sulmona persone sostanzialmente sbandate, senza prospettive di lavoro e forse anche poco controllabili?

Basterebbe rispondere che già vengono ospitati seicento detenuti, molti dei quali condannati all’ergastolo senza che nessuno si lamenti; anzi, si sottolinea che il penitenziario di Via Lamaccio dà lavoro a centinaia di agenti di polizia penitenziaria e si dice sempre che, semmai, lo si dovrebbe ampliare. Ed è tutto da dimostrare, anzi diremmo che è proprio una mistificazione, dire che per la società sulmonese verrebbero più insidie da profughi senza sostanze e senza lavoro. Si sosterrà, di rimando, che i detenuti sono ben serrati nel carcere, mentre gli stranieri avrebbero libertà di movimento. Ma si dimenticherebbe che le istituzioni possono contare su una forte leva, rappresentata dalla verifica della condotta degli ospiti stranieri ai fini dell’ottenimento della condizione di rifugiato politico o di profugo; ed è una leva certamente più efficace anche rispetto alla repressione con lo strumento penalistico che per solito si usa onde formare il deterrente per le condotte deviate. Per decenni la città ha avuto guarnigioni di centinaia e forse anche mille soldati e nessuno è andato a controllarne la fedina penale.

Ma, poi, abbiamo avuto sindaci che stavano trattando segretamente per svendere il territorio peligno agli impianti industriali altamente inquinanti e nessuno ha preteso che andassero a casa per questo (anche perché delle lettere compromettenti si è avuta notizia solo diversi anni dopo le trattative).

Abbiamo la tragedia di un cementificio che sarebbe da realizzare a Bussi Officine con i soldi della ricostruzioni post-sisma, per incanalare verso Sulmona, con il vento millenario delle Gole di Bussi-Popoli, le polveri sottili sufficienti ad ammazzare dinosauri redivivi e nessuno si è levato a dire un chiaro “no”, dopo che un “no” chiaro al cementificio nel territorio di Sulmona l’ha pronunciato solo la giunta guidata da Fabio Federico.

In questa complessiva analisi, perderebbe di ogni valenza concreta la scelta del fabbricato nel quale ospitare il centro di accoglienza, che sarebbe una industria sotto il profilo economico e la concreta attuazione di un precetto cristiano (circostanze che quasi mai coesistono): basterebbe una caserma in disuso, oppure un’ala della Badia Morronese che fu casa generalizia del protagonista della “Avventura di un povero cristiano”. Ci può stare il Parco della Majella che ostenta una copia della Sindone e organizza la porchetta mentre un orso viene ucciso a fucilate e non ci possono stare i participi presenti del sofferente verbo “migrare”, capaci di correggere analfabetismi e concetti dei respingenti asilo?