CENTRO-ABRUZZO TERRA DI FISCHI PER D’ALFONSO

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ALTRA FIGURACCIA A CASTEL DI SANGRO. E OGGI TORNA A SULMONA

6 GIUGNO 2015 – D’Alfonso prova ancora a saggiare la pazienza degli abitanti del Centro-Abruzzo e scopre che è quasi infinita.

Ma non è grande come quella di un gruppo di Sulmonesi che nei mesi scorsi l’ha fatto entrare nell’aula consiliare del Comune occupata proprio per protestare contro la Regione per la soppressione dei punti-nascita. Così, se a Sulmona D’Alfonso ha potuto anche spernacchiare quelli che cortesemente e molto timidamente lo criticavano (ricevendone la volgare accusa di dire il falso), a Castel di Sangro sarebbe andata in modo decisamente peggiore per il governatore che voleva prendere un caffè con il candidato sindaco avv. Caruso. La cosa non è andata giù ad un gruppo di sostenitori dell’altra lista, quella capeggiata dal prof. Fioritto, che lo ha contestato duramente per questo modo obliquo di fare campagna elettorale nel giorno del silenzio sancito per legge. E’ volato qualche strillo, qualche invito perentorio ad andarsene, più che altro provocato dalla modesta furbizia del “governatore” nel pretendere di far passare una visita elettorale per un normale incontro al bar, quasi che la sua presenza a Castel di Sangro fosse una cosa di tutti i giorni, un’abitudine che solo casualmente coincideva con la vigilia delle elezioni per rinnovare il consiglio comunale. Ce n’era abbastanza per presentare un esposto al prefetto e  questo pare abbia fatto la lista avversaria, anche perché quel “caffè” è stato preannunciato con una serie di messaggi e di avvisi sui “social”: insomma, un comizio in piena regola, che, come narra “Il Centro”, avrebbe dovuto dare l’assist a D’Alfonso per annunciare un investimento di 17 milioni di euro. Altro che caffè: era il modo gaspariano di avvicinare l’elettorato e di portarlo su posizioni democristiane e D’Alfonso cerca di essere l’epigono di Gaspari parlando e muovendosi dal partito epigono del partito comunista. Una faticaccia per lui guardarsi allo specchio ogni mattina che ha fatto il Signore.

Doveva stare alla canna del gas il candidato Caruso per invocare la presenza di Luciano D’Alfonso che in tutto il centro-Abruzzo sta caratterizzando la sua figura come il demolitore delle poche istituzioni che ancora reggono; come il progettista dell’isolamento stradale e ferroviario della Valle Peligna; come il declassatore del polo di attrazione territoriale che una volta era riconosciuto a Sulmona e che ora viene individuato in Avezzano, in L’Aquila, a seconda della natura degli uffici e delle strutture da accentrare e delle clientele da servire. Ospitare un personaggio simile vuol dire assumersi responsabilità estese, perniciosissime, anche se adesso gli unici responsabili della perdita del finanziamento di 17 milioni saranno gli avversari che non hanno consentito a D’Alfonso neppure di scendere dall’auto e di fare l’annuncio.

Altri fischi sono previsti per D’Alfonso stamane, perché si ripresenta a Sulmona, ad un convegno nel tribunale, quando le villanie da lui allestite in aula consiliare tre mesi fa non sono state ancora smaltite e il risentimento è cresciuto proprio perché, data l’assoluta buonafede di chi si era permesso di criticarlo, le rispostacce non erano neppure messe in conto. D’Alfonso ha i suoi sostenitori a Sulmona, ad incominciare dal sindaco che fa tutto quello che gli dice di fare Bruno Di Masci, sedicente punto di riferimento per D’Alfonso in Valle Peligna (fino a quando converrà ad entrambi). E’ un collegamento che passa per lo strano meccanismo di rappresentanza democratica in base al quale Giuseppe Ranalli è sindaco pur avendo ottenuto poco più del 20% dei voti degli aventi diritto. E’ il risultato di una palese forzatura del sistema di effettiva democrazia, dovuto in buona parte anche alla sostanziale assenza di una opposizione. Ma è un appoggio studiato senza alcuna verifica con la pubblica opinione, onde non c’è da meravigliarsi che poi ad accogliere D’Alfonso siano i fischi e non si senta un applauso.

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