D’ALFONSO SI PERDE NEL REPERTORIO DEI FORMULARI

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INTONA SPUNTI AUTOBIOGRAFICI IN UN CONVEGNO SULLA TELEMATICA E STENDE L’UDITORIO

6 GIUGNO 2015 – “Se negli anni Venti, per la riforma di alcuni territori provinciali, si fosse guardato solo alle statistiche e agli indici numerici della popolazione, oggi non esisterebbe la città di

Pescara così come è, diventata provincia  nel 1927 certamente non per le ragioni dei numeri, ma perché intelligentemente il legislatore della riforma aveva individuato in Pescara l’altro terminale di Roma, sull’Adriatico, e l’intersezione con lo sviluppo stesso della costa”. Con questo esempio il presidente del tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto, ha proposto al presidente della regione, Luciano D’Alfonso, la questione della funzionalità dei servizi sul territorio, con evidente allusione al cattivo esempio delle riforme dettate da motivi prettamente statistici. Di Benedetto ha sottolineato come Sulmona fosse allora capoluogo di un circondario che superava di molto i 100.000 abitanti, mentre in tutta Italia la popolazione si attestava sui trenta milioni e la notevole crescita demografica del Paese, praticamente raddoppiata, unita allo spopolamento quasi abissale del circondario sulmonese, ridotto a poco più di due terzi, hanno di fatto svuotato ogni risorsa in fatto di peso politico e di terreno per apprestare statistiche.

L’occasione è venuta dal convegno sul linguaggio telematico per l’inaugurazione di un “master” di informatica giuridica, presieduto da Stefano Schirò, primo presidente della Corte d’Appello dell’Aquila. Un linguaggio che è così variegato da generare una vera torre di Babele, come ha affermato l’avv. Mormando, tra i primi componenti della commissione per lo studio e l’introduzione della telematica nei tribunali e dal quale è venuta la sconcertante rivelazione che in Italia esistono più di ottanta protocolli approvati in diversi tribunali, di modo che “si può concludere che tribunale  che vai, protocollo che trovi”. Un disagio immenso per l’utenza, su questioni della massima delicatezza come la tutela giurisdizionale, nella quale i termini e la completezza delle trasmissioni valgono almeno quanto la sostanza stessa dei diritti.

L’osservazione odierna è valsa a focalizzare una realtà che era sfuggita ai più finora. Parlando per più di dieci minuti senza essere contrastato, Luciano D’Alfonso si fa male da solo, mentre, quando qualcuno lo interrompe, sa riprendersi con le frasi in fac-simile che fanno parte del suo Kit di media lunghezza. Oggi, infatti, dopo un avvio discreto sul ruolo di Sulmona come luogo di formazione di professionisti (un anno e mezzo fa parlava di eccellenza nei ristoranti a Sulmona, quindi di formazione di camerieri), deve aver perso il filo e se ne è andato sull’agiografico autobiografico, comunicando alla platea di giudici e avvocati in formazione che gli mancano solo due esami di giurisprudenza, penale e procedura penale, per laurearsi (uno scoop da fare invidia ai microfoni del TG3); oppure in citazioni che hanno lasciato pensosi gli avvocati e giudici in formazione anche mentre scendevano le scale del tribunale impegnati a spiegarsi il significato della sciarada, come la formula del “cacao meravigliao” che ha letteralmente sfoderato lasciando che inutilmente formasse oggetto di bisbigliate interpellanze in un convegno sul linguaggio giuridico della telematica.

Il condimento è sempre ridondante, fatto di aggettivi che superlativi è definirli sotto tono; ma la sostanza scema con il passare dei minuti. Alla fine stamane si aveva la sensazione che avesse messo il disco sullo sviluppo turistico dopo Ombrina Mare, oppure avesse inserito un tema della ricostruzione dopo il terremoto, oppure che stesse per dire quale cementificio metterà a Bussi per continuare per altre cent’anni l’inquinamento del territorio.

Ha un armamentario che, se non ci mette un po’ d’ordine, lo costringe ad acrobazie come quelle di chi cammina su di un filo steso tra due grattacieli, sempre sul punto di schiantarsi sul nonsense involontario. Va di lusso quando deve sciorinare un concetto per il quale gli si danno un tot di minuti; ma, se poi deve spiegare cosa c’entra la Regione su una competenza del Ministero della Giustizia come il processo telematico, fa venire il mal di mare perché i voli pindarici hanno più costrutto.

Quindi giustamente la strategia del Comitato per il punto nascite di Sulmona è cambiata e nessuno cerca di interromperlo: arriva da sé al punto di non ritorno. Tra poco avrà necessità di un traduttore di se stesso.

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