UN BICCHIERE DI VINO COSTA AL VILLICO PIU’ DI UNO SCOTCH MACALLAN

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ESORBITANTI AUMENTI DELLE COMPONENTI DELLA PRODUZIONE: I GRAPPOLI RIMANGONO SULLE VIGNE

6 OTTOBRE 2026 – Interi vigneti vengono lasciati intatti: a Pratola Peligna la crisi della vendemmia è palese e non viene raccontata per quello che è. Vengono offerti 27 euro al quintale: una miseria, se si pensa ai costi (soprattutto quelli del gasolio e della manodopera) che sono lievitati in misura sproporzionata rispetto anche soltanto all’anno scorso. Se si pensa, poi, al confronto con le vendemmie degli anni Settanta: quella del 1973 (alla quale sono riferite le foto d’archivio che riproponiamo) segnò un prezzo di 20.000 lire al quintale. Allora un quotidiano costava 150 lire, oggi ne costerebbe 4.000; un chilo di pane costava circa 300 lire, a Palazzo Chigi non sanno neppure quanto costa adesso, presi a studiare il riarmo.

Così, si attendono tempi migliori per raccogliere l’uva: cioè, presumibilmente, scavalcando l’ondata di maltempo che è prevista per le prossime ore e i prossimi giorni. Nella speranza che la carenza dell’offerta faccia salire i prezzi ad un livello almeno remunerativo delle spese, del lavoro, delle perdite succedutesi in questo annus terribilis: resistono e non vendono soprattutto quelli che vivono solo di agricoltura, non quelli che la frequentano come secondo o terzo lavoro.

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