MANFREDI CELEBRATO COME MERITA (MA IN BASILICATA)

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UN VINO DI PREGIO PORTA IL SUO NOME MENTRE LA SUA CITTA’ PREFERITA NON LO RICORDA NEPPURE PER IL DONO DELL’ACQUEDOTTO

4 AGOSTO 2023 – Mentre i vini peligni perdono anche la loro ragion d’essere e il nome che li ha avviati alla notorietà, declinando ormai nell’insipido “Terre aquilane” (come se a settecento metri di altitudine si possa produrre un vino che sostituisca il Montepulciano d’Abruzzo), un re che volle bene a Sulmona trova replicato e celebrato il suo nome in un vino della Basilicata: un vino di pregio che prende dai vitigni germanici del Traminer (e come potrebbe essere diversamente, se gli Hohenstaufen vengono da quelle terre?) e del Muller Thurgau. Sulle coste dove approdò Carlo Pisacane, nel fazzoletto di scogli che separa la Campania dalla Calabria, viene servito nei mille ristoranti alla moda ad un prezzo non inferiore ai 25 euro. Insomma, con tutto che don Checchino Colella aveva fatto da battistrada e banditore dei vitigni tedeschi in Abruzzo, i lucani hanno guardato al risultato e l’hanno ottenuto negli ultimi decenni. Manfredi dovrebbe essere noto ai sulmonesi per l’acquedotto: qui ha conquistato i lucani per il vino. E ha dato loro molte opportunità di sviluppo. Quanto meno di quadratura dei conti nelle stagioni turistiche. Da noi Manfredi resta in Purgatorio, dopo ottocento anni dalla collocazione che ne fece Dante Alighieri.

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