LA FESTA DEL VINO TORNA DOPO IL LOCKDOWN MA ALL’ORIZZONTE SI PROSPETTANO NUBI NERISSIME PER LA DEALCOLAZIONE DALLA UNIONE EUROPEA
21 MAGGIO 2021 – Si chiama “dealcolazione” dei vini e può segnare l’inizio della fine di una tradizione millenaria, della quale parlava Plinio, con ricadute tragiche per quella parte di economia agricola ancora vitale in Valle Peligna. In sede europea si sta procedendo ad una progressiva riduzione del tasso alcolico del vino e inutilmente la “Coldiretti” ha manifestato, con toni duri, la propria opposizione.
Quindi, potrebbe essere l’ultima vera Festa del vino a Pratola il 29 e il 30 maggio. Messa a paragone con l’Oktoberfest, la “Festa” di Pratola ha il grande pregio di dimostrare come si possano assumere bevande ben più alcoliche della birra bavarese e rimanere sobri; anzi, si potrebbe dire, rimanere nell’ambito della decenza, visto che le gare a chi beve più litri di birra già a Bolzano si risolvono in oscene minzioni anche sotto ai portici, senza il minimo ritegno e rispetto dei canoni di civiltà.
I quattordici gradi e passa del Montepulciano non hanno provocato risse, almeno negli ultimi cinquant’anni, giusto qualche cirrosi epatica per chi non si limita a berne alle feste comandate e si dà alla cronica intossicazione da alcol e davvero è sorprendente che all’improvviso si debbano cancellare dalla lista dei consumi vini di gran pregio come quelli peligni.
Intanto, con l’allentamento delle restrizioni per il Covid, la “Festa del vino” quest’anno dovrebbe svolgersi quasi come da tradizione: un po’ anche per recuperare la gravissima mutilazione che Pratola ha subito per due anni consecutivi alla “Madonna della Libera”.
Nella foto del titolo: il banco di mescita in pietra, ancora esistente in una cantina (ormai chiusa al pubblico) di Piazza Garibaldi a Pratola Peligna







