IL TRADIMENTO DEL CASTELLANO, LA RIVINCITA DELLA STORIA

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AVVINCENTE ROMANZO SULLA NOTTE DI BEATRICE DI SVEVIA A TRANI E SUI GIORNI E GLI ANNI SUCCESSIVI ALLA SCONFITTA DI MANFREDI E PRECEDENTI LA RIVINCITA DEI VESPRI SICILIANI – UN SUGGERIMENTO PER SULMONA

4 OTTOBRE 2026 – Ornella Albanese ha presentato a Pescara “Figlia dell’ultimo re – Beatrice di Svevia, la principessa prigioniera”, edito da Mondadori. E’ un romanzo che si distende sul terreno facile della fantasia intorno alla figura tormentata, ma per molti versi eroica, della giovane Beatrice, che in tenera età, insieme ai fratelli Federico, Ezio e Errico (tutti nati da Elena dell’Epiro), è costretta in prigione dopo la disfatta del padre, Manfredi di Hohenstaufen, a Benevento.

C’è un’aura tenebrosa sul castello di Trani quando vi giungono di notte la vedova del figlio di Federico II e i quattro suoi figli, disperatamente protesi a imbarcarsi per fuggire da quell’Italia nella quale aveva dominato il nipote del Barbarossa e da quel Sud dell’Italia tenuto saldamente dal Re che volle, tra le altre grandi opere, l’acquedotto di Sulmona e a Sulmona soggiornò, come rappresenta un affresco da poco “disvelato” al museo civico. E’ resa molto bene da Albanese la notte… buia e tempestosa che impedisce alla preziosa comitiva di prendere il largo e sfuggire all’inseguimento degli angioini: c’era anche l’Errico, che poi avrebbe potuto essere, alla morte del cugino Corradino sconfitto nei pressi di Tagliacozzo, erede di una terra grande e ricca. Il bambino, ignaro del peso che grava sulle sue spalle, si conforta solo con Beatrice nello smarrimento mai provato da quella discendenza regale: gli ordini che non possono tradursi in realtà, prima contro la natura di un mare in tempesta, poi nelle condotte degli uomini.

C’è ancora la forza del destino che incombe sugli Hohenstaufen, analizzata e cantata da mille opere in letteratura, musica, tradizioni orali. La tempesta impedisce l’imbarco e la notte favorisce il tradimento, secondo quelle coincidenze che ricorrono nei giorni e nelle notti di Federico II, di Manfredi, di Corradino, fino all’estinzione della discendenza; ma coincidenze artefici, anche, della rinascita nelle vesti dei regnanti di Aragona. E’ il castellano di Trani che, assecondando la richiesta di frati, puntigliosi esecutori della scomunica del papa francese, consegna ai cavalieri angioini Elena, che in quel castello era andata in sposa a Manfredi  sette anni prima. Da lì comincia la prigionia di Beatrice, indomita, ma inasprita dall’odio nei venti anni durante i quali è vissuta in una cella angusta, prima a Lagopesole, poi a Castel dell’Ovo, in Napoli, come l’ultimo degli imperatori romani; e comincia anche la prigionia dei fratelli, tenuti a Castel del Monte, in Puglia, cioè proprio nel luogo che aveva segnato l’apoteosi di Federico II, con una costruzione ricca di remoti significati ai limiti dell’esoterismo.

Il godibile e fresco romanzo di Albanese è un continuo richiamo alla legge del contrappasso in terra, prima che nell’aldilà: il precipizio degli Svevi, che avevano in Federico II lo Stupor mundi, i vincoli e le catene degli stessi d’Angiò, che avevano travolto Corradino ai Campi Palentini. Icastica è la descrizione dell’incontro, fortemente voluto da Beatrice, con il figlio del re di Francia, il Carlo II, anch’egli corroso dalla sconfitta, finalmente. Dolorosa è la narrazione delle relazioni tra Beatrice e Costanza, la prima figlia di Manfredi, avuta da altra moglie, pensiero illuminante dell’ombra dello svevo nel Purgatorio di Dante. Costanza e Beatrice, per quanto affettuose sorelle e infervorate nell’incontrarsi dopo tante sventure,  sono madri di pretendenti al trono e per questo intinte da aspirazioni contrapposte, dunque ancora protagoniste di un secolo che è stato tra i più tormentati del Medioevo.

Il lungo percorso storico del libro di Albanese consente di riscoprire anche il lascito di Federico in tutto lo Stivale: quelle fedeltà incontaminate che si accesero in tutte le maggiori città del Regno di Sicilia e che costarono vendette e sanzioni ai rappresentanti delle famiglie ghibelline. Un ottimo suggerimento per tentare una Storia sveva che passi per Sulmona.

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