“FEDERICO DI SVEVIA, I SUPPOSE…” “VERAMENTE MI CHIAMANO LADISLAO”

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INCONGRUENZE DELLE ISCRIZIONI E STORIA DI UN AFFRESCO DI SULMONA RIPRESO DALLA TRECCANI

14 OTTOBRE 2022 – La presenza sveva in Abruzzo è attestata nel duomo di Atri nell’”Incontro dei tre vivi e dei tre morti”, dall’incisivo significato simbolico (nella foto del titolo). Tre cavalieri si arrestano trovando dinanzi a sé due scheletri in posizione eretta ed un terzo che giace ancora nella tomba. . “Quod sumus hoc eretis” è l’avvertimento contenuto nell’iscrizione che sovrasta l’affresco. Valenti Pace, nell’enciclopedia fridericiana edita da Treccani (vol. II, pag. 524) osserva: “L’eleganza che pervade la rappresentazione nella mimica dei protagonisti, nel loro abbigliamento à la page e nel paesaggio rabescato da ciuffi di fiori le è valso il confronto con la scena di dedica della Bibbia di Manfredi e con le miniature del De arte venandi”. E lo stesso  autore parla del lacerto pittorico di Sulmona: “A conferma del radicamento in ambito abruzzese della corrente pittorica sveva sono stati citati alcuni episodi figurativi: il poco noto lacerto, rinvenuto a Sulmona in un palazzo che era appartenuto a Pasquale Caracciolo, unico resto di un probabile ciclo profano, inizialmente riferito al periodo angioino (Gabrielli, 1934) e adesso ricondotto nell’orbita sveva (Colangelo, 1995; Mattiocco 1995; Aceto, 1998)”.

Piccolo appunto pratico: ancora oggi, in corrispondenza del lacerto pittorico al Museo, è affissa l’indicazione “Re Ladislao”, cosicchè, se venisse uno studioso  ad esaminare l’affresco per dare un contributo sulla sua origine e sulla paternità, sarebbe respinto o quanto meno depistato. Magari nella città di Federico…

Gli affreschi al Duomo di Atri, opera di Dilitio