Finanza locale e scappellamenti

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TRA LE POLTRONE DELL’ASSEMBLEA DELLA BCC DI PRATOLA A IGIOLAND

11 DICEMBRE 2016 – E’ stata necessaria una assemblea straordinaria per aprire nuovi orizzonti alla Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna:

si trattava di cambiare lo statuto e quelle norme che limitavano l’operatività del quasi centenario istituto (fondato nel 1919) al Comune che l’ha caratterizzato, marchiato e connotato di tutto il meglio che si può fare nella cooperazione: fidarsi.

Enorme afflusso di soci, ottocento su millesettecento, l’emozione si leggeva sui volti dei consiglieri: la sala non conteneva tutti. Non più emozionata, dopo l’ultima assemblea, la presidente Maria Assunta Rossi, che con grande padronanza ha illustrato la necessità di mettere mano alle norme primarie di una banca, quelle che non si cambiano con un consiglio di amministrazione. Ha dimostrato di possedere le doti di quello che caratterizza la cooperazione: riscuotere fiducia.

Chi  ha pensato ad inserire l’intermezzo degli interventi di due soci deve aver sopravvalutato quello che non abbonda nella cooperazione: la pazienza. Soprattutto la sopportazione per le chiacchiere è dote scarsissima tra contadini e artigiani delle Casse Rurali e soci delle BCC. Eppure per l’80% del suo intervento il prof. Mario Pelino, iscritto a parlare, ha parlato del nonno che “era l’uomo più potente della provincia di Chieti”. E questo perché? Perché era un “direttore di banca che conosceva uno per uno i clienti” e insomma sapeva valutarli, non come si fa adesso che si guarda al rating. “Voi conoscete me, ma non sapete chi era mio nonno” aveva esordito il prof. Pelino e mentre una consistente parte dell’assemblea cercava di dissolvere il primo dubbio (“Ma sì, dove l’ho visto?”) è stato decisivo l’accostamento con il Banco di Napoli di Chieti. E come non ricordarsi che era il nipote dell’”uomo più potente della provincia di Chieti, davanti al quale il prefetto si toglieva il cappello”? Un po’ come Henry Ford davanti ad un’Alfa Romeo.

 “Ma perché, Manoppello sta in provincia di Chieti?” si è chiesto qualcuno dietro di noi, sentendosi rispondere: “No, D’Alfonso, che è di Manoppello, si è sempre dichiarato pescarese”. “E allora che c’entra ‘sto discorso con l’apertura a Manoppello ?” “Mah, sarà un preambolo”. Il nesso è rimasto sospeso anche durante la lettura del verbale del notaio; non si è sciolto durante la lettura dei versi di Ovidio e, insomma, in molti non hanno avuto l’ardire di avvicinarsi per chiedere dove andava a parare il preambolo. Solo qualcuno si è chiesto : “Ma questo ha sbagliato porta? Viene a parlare di prefetti che si scappellano in una assemblea di gente che si è fatta con le proprie mani? Ma da dove esce questo “voi sapete chi sono io”? ‘Ndo la tè la casa a Pratl? A chi è lu figl? Ma San Pelino ‘n sta a Corfinio? E che vo’ da no’?”. Così, gli interventi dei soci, programmati per tre, sono rimasti per due: c’era il pericolo che uscisse il nipote dell’uomo più potente dell’Illinois.

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