L’Aquila non sa come ricostruirsi, ma riceverà 200 miliardi

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24 MARZO 2013 – Ieri l’altro, in un incontro tra il Ministro Barca, il sindaco dell’Aquila Cialente e qualcun altro, si è parlato della prospettiva che a L’Aquila arrivino 200 miliardi di euro per la ricostruzione.

Come  sempre accade in ambiente aquilano, non si sa (o almeno le cronache non lo riportano) chi fisicamente abbia affacciato l’ipotesi di questa pioggia di miliardi, che vale non sappiamo quante manovre finanziarie e che, soprattutto, assorbirà i soldi di noi contribuenti e dei figli dei nostri figli.

Visto che quei soldi li paghiamo noi e non chi riceve lo stipendio al netto di ritenute fiscali, come Barca per esempio (ma solo per citare uno che c’era), poniamo la domanda più ovvia per un abruzzese: ma questi 200 miliardi non è meglio spenderli su Pescara, per farne la città abruzzese che punta sull’Adriatico, per gareggiare con Bari, Ancona e Venezia, per farne il vero capoluogo non terremotato dell’Abruzzo terremotato?

Non è meglio potenziare quello che Pescara si è sudato con decenni di progettazione mortificata dai tagli e dalla scarsezza di risorse, piuttosto che buttarli in una città che non sa neppure come intende ricostruirsi e, intanto, sta sprecando risorse per costruire palazzi sulla stessa faglia che li ha buttati giù (per esempio: il palazzo di giustizia)?