TORNA IL NOME DI LACORATA DOPO I SUOI SILENZI

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CI PERVIENE UNA LETTERA DAL FIGLIO DEL MISTER BIANCOROSSO

10 SETTEMBRE 2015 – “Caro Direttore, ho sentito l’obbligo di scriverle per salutarla e ringraziarla dell’articolo su mio padre che casualmente ho trovato solo ora in rete, non senza una certa sorpresa. Da bambino seguivo le partite del Sulmona dalla panchina, nell’annata 79/80… prima, all’epoca di Silenzi, Ricotta, etc (i cui nomi mi rimasero impressi poiche’ li leggevo sui pezzi di carta dove papa’ scriveva le formazioni) ero ancora troppo piccolo ma ho comunque tanti ricordi. Pensi che prima di trasferirci a Pescara (nel 73) abitavamo a via Carrese, la stessa via della sede del vostro giornale se non sbaglio.  

Tanti cari saluti,

 Guglielmo Lacorata

Bisogna sempre lanciare una bottiglia con un messaggio nel mare della rete, cioè nell’oceano dei contatti.

Non avevamo scritto di Dante Lacorata per sperare in una risposta di un familiare, ma la notizia che il figlio del “mister” taciturno, del collezionista di vittorie con le squadre più forti, dell’uomo che imponeva uno stile di vita prima che un modulo di gioco, abbia saputo del piccolo profilo tracciato su questo giornale ci riempie di gioia soprattutto per quell’allenatore e per quell’uomo che aveva un rigore morale davvero insolito e, rapportato ai tempi di scandali del calcio contemporaneo, da considerarsi come un ultimo fuoco dell’onestà e della rettitudine.

Pur avendo seguito la squadra in ogni partita dal 1971 almeno fino al 1988, pur avendola seguita anche in alcune trasferte difficili in Puglia, non abbiamo mai saputo che Dante Lacorata avesse un figlio e questo raddoppia la considerazione della persona che teneva stretti a sé i sentimenti più profondi: giusto il contrario di un presidente del consiglio dei ministri che qualche anno fa giurava sui suoi figli.

Quello che ci ha sempre affascinato del “mister” è stata la capacità di tenere a bada tanti caratteri diversi, di diluire le acidità, di addolcire le pretese e di sanzionare senza esitazione le indiscipline. Tutto sommato, i calciatori della squadra del sig. Conti e poi di Pantaleo o di De Deo non venivano pagati granchè: quindi, altra doveva essere la benzina per farli marciare. Di recente il pur quotato Di Genova ci ha raccontato delle peripezie per evitare o rinviare il servizio militare, che già era una bella conquista.

In un capitolo a parte si colloca l’analisi di Giuseppe Silenzi, primadonna che meritava tutta una squadra costruita attorno a lui. A noi sembra che fino a quando Lacorata ha confermato il suo intuito ed ha fatto girare l’undici sul gioco da servire al realizzatore per antonomasia, i biancorossi hanno toccati gli altari, prima della polvere dei rimescolamenti da Lacorata sempre rinviati e osteggiati fino a entrare in rotta di collisione con la presidenza della squadra. Silenzi merita anche la galleria di foto che gli abbiamo scattato in tanti anni e che un giorno ci decideremo a pubblicare; ma ad ogni foto del goleador dovremmo abbinare una immagine di Dante Lacorata che lo controllava e, senza mai urlare, senza neanche alzare la voce, lo faceva stare e gli faceva fare quello che lui diceva di fare e dove lui diceva di stare.

Nella moviola dei nostri ricordi, l’abbinata tra Lacorata ed i suoi…vittoriosi Silenzi era qualcosa di fascinoso. Probabilmente si intendevano per sguardi, per cose già dette in allenamento. Nessuno mai tradiva l’altro. E vennero le vittorie sul Pescara e sul Teramo: quella sul Lanciano era più scontata. Fu l’apoteosi. Ma non abbiamo mai sentito Dante Lacorata alzare il tono dei commenti. Ferventi milanisti, ci sembrava una fotocopia di Nereo Rocco, anche più silenzioso.

Guglielmo Lacorata, figlio dell’allenatore Dante

Deve essere stato bello il suo soggiorno a Sulmona: debbono averlo amato in molti e si sarà goduto l’uscire di casa da Via Carrese per arrivare allo stadio a piedi, oppure anche al mercato di Piazza Garibaldi. Avrà costruito pezzo a pezzo il castello dei suoi sogni, come un matematico che sperimenta senza mai arrendersi. E, dietro i suoi grandi occhiali scuri, avrà dedicato i suoi… Silenzi al giovanissimo Guglielmo (nella foto una immagine di oggi) che cresceva a pane e tabelline di calcio, sui giornali fantasmagorici che negli anni Settanta erano l’unico veicolo per le imprese calcistiche dell’Abruzzo.

Organizzeremo una conviviale nello stesso ristorante nel quale fu ripresa l’immagine che riproponiamo della serata per dare l’addio a Dante Lacorata, cioè l’attuale Hotel Ovidius. Lo faremo per incontrare quelli che sono rimasti di quel tempo: tutto sta ad avere gli indirizzi e, perciò, invitiamo chi ci legge e ricorda quella Sulmona e quel Sulmona a prenotarsi. Magari passerà qualche mese o forse qualche anno, ma alla fine la bottiglia lanciata nel mare della navigazione compirà il suo periplo e ci porterà la lista degli affezionati devoti di Dante Lacorata. Incominciando, speriamo, da Peppe Silenzi.

Dante Lacorata mentre saluta, all’Hotel Artù di Cosentino, l’appassionato tifoso Oreste Di Paolo, che curava una trasmissione radiofonica In primo piano Conti, il presidente che portò Lacorata a Sulmona
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