
Dante Lacorata (a destra), mentre riceve una targa-ricordo da Conti, presidente che portò il Sulmona in serie D
L’ALLENATORE CHE PORTO’ IL SULMONA A VINCERE CONTRO IL PESCARA
10 DICEMBRE 2012 – Furono stagioni tempestose quelle di Dante Lacorata a Sulmona. Come tutti gli allenatori di spessore, non voleva che i dirigenti scegliessero la squadra al posto suo.

Dante Lacorata in un allenamenti.
E non voleva che si intromettessero nelle tattiche. Così portò il Sulmona calcio alla serie D nel 1971; e a vincere contro il Teramo o, incredibile a dirsi, contro il Pescara (2-1, di misura, in quello che ancora non si chiamava stadio “Pallozzi”) . Il merito fu tutto suo e se lo tenne come il suo fiore all’occhiello.

Silenzi in area avversaria
Poi la squadra non ce la fece a replicare le vittorie a nastro che aveva inaugurato. Giuseppe Silenzi, macchina gioiosa da guerra (quando l’espressione non era ancora stata inquinata da Occhetto per il PDS) non riceveva più munizioni, l’attacco balbettava, si puntava tutto sul contropiede, visto che “Peppino” era capace di scatti che le normali muscolature dei difensori avversari non riuscivano a spezzare.
E vennero i tempi delle critiche, dei cricchi in Piazza XX Settembre, degli agguati nei consigli direttivi. Un altro, più flessibile, avrebbe aggiunto al menù la brodaglia di consigli che gli venivano. Lacorata era un cavaliere senza macchia e senza paura e ai “bla bla bla” del dopo partita continuava a preferire i suoi… Silenzi. Fu salutato dalla fazione dei suoi sostenitori in una cena all’ex “Jolly hotel”, dove tra i suoi sostenitori c’era il gestore Franco Cosentino dal cuore d’oro come lui.

Dante Lacorata mentre saluta, all’Hotel Artù di Cosentino, l’appassionato tifoso Oreste Di Paolo, che curava una trasmissione radiofonica

Lacorata spiega un esercizio in allenamento, mentre Silenzi osserva a destra
A consegnargli una medaglia-ricordo c’era il presidente che lo tenne per la scalata alla serie D, Conti, artefice di una impresa di arredi per esercizi pubblici. E, a proposito di D, Di Paolo, che da una emittente radiofonica curava la domenica un programma di musiche bene auguranti per le partite del pomeriggio, lo salutò con questo abbraccio che solo i guerrieri senza macchia meritano nella Terra di Mezzo del calcio peligno, contro gli orchi e i signori degli anelli.






