CORRADO FERLAINO INCONTRA SULMONA

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GRANDE NAPOLI E GRANDE CUCINA ALLA “MAESTRIA”

12 OTTOBRE 2014 – Per consolidare i legami tra Sulmona e Napoli, soprattutto per rafforzare quelli tra la folta comunità di lavoratori campani e lavoratori peligni, “Il Vaschione” organizza un pranzo con l’ing. Corrado Ferlaino (nella foto), mitico presidente del Napoli ai tempi di Diego Armando Maradona e vera, grande icona del calcio italiano. Il “presidente” ha dato già la sua adesione e si è detto lieto di incontrare coloro che non l’hanno dimenticato pur a distanza di tanti anni e nonostante ormai abbia abbandonato il mondo del calcio, ma non i monti abruzzesi nei quali torna spesso per impegni professionali (nell’altra foto ai tempi della presidenza).

Si è prenotato per ospitare la conviviale un cuoco doc della Campania, Gerardo Cuciniello, nella sua “Maestria” sulla strada da Introdacqua a Bugnara.

La data è quella dell’8 dicembre; l’ora, ovviamente, l’una p.m.. Dovranno essere definiti i particolari. Le prenotazioni, che non potranno superare il numero di cento, si ricevono all’indirizzo di posta elettronica info@ilvaschione.it, con la raccomandazione di lasciare un recapito telefonico per la conferma. Prezzi popolari, per chi il denaro se lo suda.

Un pensiero per Joseph Borges

Data la ricorrenza, sarà ricordato il sacrificio del Gen. Joseph Borges (“Il gen. Borges sale ai Campi Elisi”) che nel 1861 sbarcò in Calabria per ricostruire l’esercito borbonico e fu passato per le armi a Tagliacozzo l’8 dicembre proprio mentre stava per raggiungere lo Stato Pontificio e portare al Re Francesco II, che aveva emanato la Costituzione liberale e bardato Napoli dal Tricolore onde poter costruire una Italia unita dal Sud e ciononostante fu detronizzato (v. “E Garibaldi trovò il tricolore italiano dei Borboni”, ed anche “Ruffo a Borges:”Portate con voi il tricolore italiano””), l’annuncio che tutto ormai era perduto e che i briganti che avrebbero dovuto sostenere il disegno erano una masnada di arrivisti e sanguinari, giammai guerrieri. Borges (nella foto in basso), partito dalla Spagna per riconoscenza ai Borboni che avevano sostenuto la causa carlista in Spagna, nella tragica marcia che lo avrebbe portato a compiere l’ultima missione, attraversò il Piano delle Cinque Miglia e annotò nel suo diario i caratteri dei luoghi e delle persone che incontrava. L’ultima frase, quando il piombo stava per attraversarlo a 48 anni, fu l’ammirazione, da soldato, degli avversari (“Bella truppa i Bersaglieri”) e poi un canto di invocazione alla Madonna per la Festa dell’Immacolata (“Una corona per ricordare il gen. Borges”).

L’esecuzione infiammò l’Europa e destò la repulsione di Victor Hugo, per i modi barbari con i quali l’esercito piemontese aveva operato: proprio l’Europa, però, non aveva mosso un dito per ristabilire le regole del diritto contro la occupazione del Regno delle Due Sicilie nell’approfittamento della debolezza della Corona dei Borboni. Francesco II era appena salito al trono ed era inesperto, “ventitrè anni, ancora guaglione” canta Eugenio Bennato nel suo “Questione Meridionale” del 2011, con la stupenda immagine del debole Regno circondato dal mare e per questo “difeso solo dalle sirene” mentre le navi inglesi collaborarono ad infrangere le regole internazionali replicando l’antico interesse di Londra per le miniere di zolfo siciliane.

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