2014: una guida spericolata per una città che dorme

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Portale_San_FrancescoSONO MATURI I TEMPI PER UNA PICCOLA RIVOLUZIONE ELETTORALE

I GENNAIO 2014 – Le elezioni comunali vanno ripetute: non lo ha detto il TAR, ma lo dice l’evidenza politica, perchè non si può governare una città facendo a meno di una formazione di gruppi politici che sarebbe arrivata prima (o forse, tutt’al più, seconda) se non fosse morto il candidato sindaco. E visto che la città ha bisogno di certezze, occorre ripetere le “amministrative” quanto prima, a marzo, oppure nell’election day insieme a politiche e regionali.

Insomma quanto prima. Del resto, la fragilità dell’attuale assetto politico al Comune è dimostrata da un rimpasto di giunta che è stato un rimedio alla mancata designazione dello “staff del sindaco”. All’ultima riunione del Consiglio comunale non è stato consentito neppure un dibattito sui criteri di scelta di assessori, alcuni dei quali in posti rilevanti per l’azione amministrativa. Né si è spiegato come possa sedere alla poltrona di sindaco un rappresentante del PD che è stato sostanzialmente sfiduciato, e a brutto muso, in due riunioni del direttivo del PD, una dopo l’altra a distanza di due giorni.

 

Una concomitanza preziosa

A questo punto, la concomitanza con le elezioni regionali e forse con quelle politiche può essere una grande opportunità per chi voglia davvero adoperarsi con impegno e chiarezza di idee per la città. Sotto un primo profilo, non potranno concorrere alla carica di sindaco o di consigliere comunale coloro che punteranno al parlamento o al palazzo della regione. E non è poco, perchè fino ad ora a fare i peggiori danni alla città sono stati i parlamentari, che dovevano obbedire alle linee di partito senza discutere, senza nessuna forza contrattuale. E, tanto per ripeterci, sono stati quelli che hanno votato in parlamento la legge per l’abolizione del tribunale di Sulmona.

Meglio che non possano puntare sul Comune e si accontentino magari di uno stipendio senza meritarselo. Sotto un altro profilo, proprio questo esodo di nomi e correnti verso posizioni ritenute importanti, ma in effetti ridotte al ruolo di esecutori di ordini, potrebbe decongestionare l’atmosfera cittadina e consentire che emergano gruppi politici spontanei, non necessariamente da catalogare come liste civiche perchè potrebbero al tempo stesso trovare collegamenti ideologici con altre liste di altre città. Quello che è chiaro è che i metodi seguiti anche dalla attuale maggioranza per formare gli organigrammi e per scegliere i temi dei programmi non possono essere replicati. A otto mesi dalle elezioni di maggio non è stato attuato un minimo programma, neanche nella estensione della raccolta differenziata dei rifiuti. Ma quello che è più grave è che i rappresentanti politici della città non hanno detto nulla sulla ipotesi che Sulmona scelga di andare a stare con la provincia o l’area metropolitana di Pescara; come non hanno detto nulla sulla ipotesi che l’Alto Sangro passi con il Molise, avendo Isernia a un quarto d’ora di macchina; non hanno espresso un desiderio sulla destinazione da dare all’abbazia celestiniana, che sta nel territorio di Sulmona e non su Marte; non hanno nominato né una commissione, né hanno fiatato sulla ipotesi, avanzata dal Commissario del Parco Nazionale d’Abruzzo, di fare di Sulmona la capitale dei tre parchi nazionali d’Abruzzo, per la centralità rispetto ai tre enti. Non hanno neanche pensato di offrire una sede, fosse anche la caserma  Cesare Battisti ormai abbandonata.

In tali condizioni ci può essere chi si accontenta di gestire i fatti amministrativi più banali. E può esserci, anche, chi si innalzi con un programma più qualificante.

Il giornalismo non è fatto per essere collaterale alle esperienza politiche, anche se, per l’80%, i giornalisti italiani reggono il moccolo ai partiti dei quali fingono di essere osservatori. Perciò questa testata non potrà mai farsi paladina di un gruppo politico, fosse anche il più accreditato. Ma certamente è maturo il tempo che un gruppo di persone affronti l’anno appena iniziato con l’intento di proporre una guida… spericolata per una città che è stata mandata verso il binario morto e che sappia costruire una alternativa all’immobilismo completo.

La coscienza critica e propositiva per la città

Un ristretto gruppo di cittadini che dica come sono andate le cose nella soppressione del tribunale; che stili un documento sulla condotta dei politici Paola Pelino, Maurizio Scelli, Giovanni Legnini, Stefania Pezzopane su questa e su altre vicende, anche quelle legate alle industrie, alla caserma, perchè poi da questa azione di denuncia possa scaturire la consapevolezza che un partito delle coscienze avvertite possa presentarsi alla cittadinanza per farsi garante della sopravvivenza di Sulmona e del centro-Abruzzo. Certo non è semplice, perchè, al di là delle affermazioni roboanti di principio, gli elettori sono i primi a contrattare i favori che pretendono dagli eletti, secondo il tipico rovescio della medaglia del sistema della rappresentanza politica (più precisamente, secondo una devianza che è poi, statisticamente, la regola). Ma la esperienza recentissima del Comitato per transitare alla provincia di Pescara ha dimostrato che a Sulmona, adesso, c’è una sensibilità particolare per la gestione della politica e per la partecipazione a tale gestione, senza nessun tipo di tornaconto, tanto che i partiti e i giornalisti al seguito si sono urtati ed hanno preso le distanze. Potrebbe essere la traccia per svolgere altra azione urticante nei confronti dei partiti e di coloro che pretendono di formare una giunta senza discutere, semplicemente obbedendo alle direttive di chi ha più voti, ma non si presenta più alle elezioni.

L’occasione della forsennata ricerca dei posti in parlamento o al consiglio regionale, in questo anno che si apre, potrebbe essere miracolosamente il terreno di coltura di un nuovo spirito civico, per quanti preferiscono il servizio verso la città agli appannaggi e alla “visibilità”. Ci sono ancora margini molto ampi.

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