SENATORE DELLA REPUBBLICA, HA SEMPRE LA MARSICA NEL CUORE
13 AGOSTO 2012 – Se tutti fossero come Filippo Piccone, senatore marsicano del Pdl, l’impianto costituzionale in Italia reggerebbe meglio. Sulla soppressione dei tribunali ha le idee chiare e ai colleghi del Pd manda a dire che “forse si è sbagliato a scrivere l’emendamento” (quello per salvare gli uffici nelle zone terremotate).
Lavora dura Piccone (il cognome non autorizzi a facili allusioni allo strumento) per cesellare le interpretazioni dei 139 articoli che i padri costituenti scrissero con tanto fervore e anche con un pizzico di tecnica.
Ma poi si distrae quando pensa alla sua Marsica: “Tutta la vicenda è partita dal Tribunale di Avezzano che noi avevamo già salvato, poi per salvare anche gli altri abbiamo unito il mio emendamento a quello di Legnini che investiva anche Chieti” ha dichiarato ieri al “Centro”. Ma bravo; anche la verità ha le gambe corte e prima o poi riusciamo ad acciuffarla. Dunque Piccone, senza nulla dire a Sulmona, Lanciano e Vasto, aveva salvato il tribunale di Avezzano e l’operazione sarebbe riuscita se non ci fosse stato quell’emendamento congiunto. Noi eravamo rimasti al vecchio testo della Costituzione che afferma: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. E Piccone il tribunale di Avezzano se lo salva zitto zitto? Poi si arrabbia pure perchè qualcuno gli guasta i disegni? E il Pdl lascia che sul tribunale di Sulmona si abbattano queste picconate, proprio mentre più grave è la crisi di immagine dei partiti?





