SULMONA PUO’ REGALARE LA SUA ACQUA A PESCARA, SE…

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10 AGOSTO 2012 – Un argomento che viene sventolato per convincere alla resa quanti sostengono la necessità del passaggio di Sulmona alla provincia di Pescara è la conservazione del Tribunale: “Sarebbe subito soppresso, perchè non beneficerebbe della proroga prevista per legge per i tribunali che dovrebbero essere accorpati a L’Aquila e a Chieti”.

E invece non è così, perchè, pur di salvare la provincia, i pescaresi sarebbero disposti non solo a cedere i territori che erano già di Sulmona (cioè fino a Torre de’ Passeri), ma quasi tutto il resto della Val Pescara, fino a Porta Nuova, lasciandosi per sé le cause di Piazza Salotto. E poi, vista l’arsura provocata dalla pessima gestione degli acquedotti pescaresi da Bussi in giù, basterebbero un po’ di acque pettoranensi per istituire a Sulmona uffici distaccati del Genio e magari pure qualche catasto o Camera di Commercio; dipende dalla siccità di stagione. Del resto, non è questa la politica che regge l’Abruzzo, cioè lo scambio duro e puro (non proprio puro…) dai tempi democristiani? Da parte sua, L’Aquila ha preso di tutto e di più, senza scambiare niente e se non riuscirà a restaurare a suon di miliardi fattisi promettere in diretta tv dal Monte dei Paschi e dalle delegazioni al G8, c’è da temere  non solo per la permanenza del tribunale, ma anche del campanile dell’Annunziata e dell’acquedotto medievale.

Ora i sulmonesi saranno pure liberi di darle a chi vogliono loro le acque gelide delle quali sono “ricchissimi”; e una prolunga dell’acquedotto può arrivare a Pescara, giammai a L’Aquila, visto che apparteniamo alla stessa “terra irrigua”, come diceva Gabriele D’Annunzio.

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