Te lo do io il traforo

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Manutenzione su un viadotto dell’ANAS lungo la SS 17

ANCHE PER LA CONCESSIONARIA DELLE AUTOSTRADE ABRUZZESI E’ ARRIVATO IL TEMPO DI FARE I CONTI 

16 AGOSTO 2018 – Il governo, per bocca del presidente del Consiglio e del ministro per le Infrastrutture, ha annunciato che sarà sospesa, oppure direttamente revocata, la concessione delle autostrade alla società che gestisce, tra l’altro la A10, cioè il tratto autostradale del “Ponte Morandi” di Genova. La concessionaria, per parte sua, ha annunciato che potrà ricostruire il ponte in cinque mesi e che la revoca della concessione potrebbe costare allo Stato tra i dieci e i quindici miliardi di euro. Nella stessa giornata di ieri il ministro Toninelli ha anche detto che sarà rimosso il divieto di divulgazione che fino ad oggi copre i contratti di concessione delle autostrade.

Si apre una nuova era nei rapporti tra lo Stato italiano e le società concessionarie. Dunque, sarebbe il caso di revocare immediatamente la concessione che per le autostrade abruzzesi è stata stipulata con “Strada dei Parchi SpA”; e non tanto per i risultati che daranno gli esami delle opere d’arte (soprattutto viadotti), quanto proprio perché non si giustifica l’approccio improvvisamente modificato in tema di viabilità. La A24 e la A25 sono state ripagate abbondantemente dei costi di costruzione, ormai risalenti a più di quaranta anni fa; per un certo periodo sono state della SARA SpA (“Società Autostrade Romane e Abruzzesi”) e poi dell’ANAS. Ad un certo punto, non si sa perché (e infatti, mentre “è l’Europa che ci impone” la libera concorrenza, le concessioni autostradali sono segrete per legge, cioè realizzano l’esatto obiettivo opposto della libera concorrenza), dall’ANAS i due rami sono passati alla “Strada dei Parchi SpA”. E tanto i politici sono stati affascinati (e di più…) da tale collaborazione, che un governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ha detto che voleva costruire la variante da Bussi a Collarmele, eliminando del tutto la Valle Peligna e, quindi, i collegamenti con la Campania, che costituiscono una parte importante del traffico commerciale della A25 da Pescara a Pratola Peligna.

Il viadotto di San Cosimo sulla A25 all’epoca della costruzione 45 anni fa

Lo disse restando serio, con quella fissità dello sguardo alla quale ci ha abituato nelle interviste a mani giunte fattegli dal telegiornale regionale della RAI; ma poi lo ha confermato in altre occasioni, tanto da lasciare un mistero sui motivi di tale fascinazione. Ora si tratta di fare un percorso inverso e Lega e Movimento 5 Stelle, che vinceranno le prossime elezioni regionali in Abruzzo, dovranno solo mettere in pratica la revoca della concessione alla “Strada dei Parchi SpA”, affinchè sia ancora l’ANAS a gestire i due tronchi. Questo obiettivo non sarà imposto dallo stato dei viadotti e, quindi, non dovrà essere l’effetto emotivo del crollo di Genova: siamo realisti e crediamo che tutto quel ferro che si vede spuntare dal calcestruzzo non sia presagio di imminenti crolli, ma solo l’effetto (come hanno detto vari tecnici) delle spinte esercitate su parti superficiali del cemento ad opera della naturale espansione del ferro.

Il discorso è altro e da tempo lo sosteniamo su queste colonne: le autostrade abruzzesi hanno il ruolo (anche) di garantire immediati soccorsi in caso di terremoti. Questo ruolo è stato loro assegnato dalla Protezione Civile. Dunque, se per questo debbono essere conservate in buona salute la A24 e la A25, oppure se è indispensabile anche nella normalità garantire un collegamento tra la Capitale e l’Adriatico (ciò che non possono più garantire le vecchie, strette e dissestare “consolari”), è il caso di considerare che la gestione dell’A24 e dell’A25 non può rispondere più a criteri di economicità. E’ un po’ il discorso che vale per la Salerno-Reggio Calabria. Invece di puntare sull’obiettivo a portata di mano, Luciano D’Alfonso, con la fissità dello sguardo che ci ha sempre allarmati, progettava di sventare le montagne da Bussi a Collarmele, con costi che avrebbero imposto una convenzione a canone zero fino all’atterraggio dell’uomo su Marte.

Ora è da sperare che Lega e 5Stelle non indietreggino rispetto all’obiettivo di rendere note le concessioni autostradali: una protesta dei sindaci come quella che dura da gennaio per ridurre i pedaggi è poco più che una romantica velleità se non si conosce il testo del contratto. Ma è da sperare che non indietreggino neppure dall’obiettivo di revocare la concessione a “Strada dei Parchi”, che già pregustava, con D’Alfonso, di costruire un traforo più lungo di quello del Gran Sasso, non già per decongestionare Genova, ma per “saltare” la Valle Peligna; roba da far ridere un’altra volta l’Europa dopo le risate per il traforo del Gran Sasso che smaltisce meno del traffico della galleria della Portella al Piano delle 5 Miglia.

La battaglia sarà dura, perchè già immaginiamo cosa si leggerà ancora su “Il Centro”: che è meglio costruire altre gallerie che fare la manutenzione dei viadotti, secondo la stessa logica che è meglio costruire un tunnel unico da Reggio Calabria a Milano che fare manutenzione su tutta l’Italia.

Probabilmente una iniziativa del genere sarà la migliore campagna elettorale per l’una e l’altra formazione che, sull’esempio nazionale, potranno cambiare l’Abruzzo: costruire un ponte per evitare i pantani nei quali la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Democratico e la “Destra” degli affaristi Berlusconi e Fini ci hanno precipitato negli ultimi sessanta anni; oppure usare ancora le zattere che varie formazioni politiche hanno usato per vivacchiare nelle paludi.

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