PERCHE’ SI INSISTE AD ESTENDERE UNA RETE DI DISTRIBUZIONE GIA SOVRADIMENSIONATA?
2 SETTEMBRE 2021 – Il metanodotto poteva avere una sua funzione nel 2004, quando ne è stato presentato il progetto, ma “tutte le previsioni della Snam sulla crescita dei consumi di gas si sono rivelate sbagliate”. La congestione della rete prospettata dall’ente per la raccolta e la distribuzione del gas venti anni fa non è più realmente prevedibile.
C’è anche questa considerazione nell’esposto che i Comitati cittadini per l’ambiente e il Coordinamento No Hub del Gas hanno inviato alle Procure della Repubblica di Roma e Sulmona. La Snam, infatti, “avrebbe dovuto rinunciare spontaneamente al suo progetto insostenibile sul piano energetico, economico, climatico e ambientale”. E, dal canto suo, lo Stato italiano avrebbe dovuto “azzerare il progetto e ritirare le autorizzazioni già concesse, ma non lo ha fatto“. “Pertanto – continua l’esposto – si chiede al Magistrato di accertare se la Snam abbia fuorviato ed indotto in errore gli organi decisioinali; se la Snam con il suo comportamento abbia posto in essere una situazione tale da arrecare un danno economico ai cittadini italiani attraverso un immotivato aumento della bolletta energetica” e se abbia teso ad “ottenere un indebito vantaggio economico attraverso finanziamenti e incentivi previsti dalla normativa europea e italiana”.
C’è poi il versante della pubblica amministrazione, che le due procure (o quella che si riterrà competente) dovranno scandagliare per verificare “se gli organi dello Stato italiano abbiano agito con la necessaria diligenza nel valutare le motivazioni addotte dalla Snam per giustificare l’opera e se siano state commesse violazioni di legge nel concedere le relative autorizzazioni; se l’Autorità per l’Energia (Arera) abbia deliberato l’immissione in tariffa dei costi di opere che dovessero risultare prive della necessaria giustificazione, e se ciò si configuri come adozione di atti illegittimi”. In ultimo, il giudice penale dovrà valutare “se lo Stato italiano, autorizzando tali infrastrutture fossili inutili e dannose, abbia posto e ponga in essere atti che violano obblighi internazionali in materia di cambiamento climatico”.
Alla questione del metanodotto, agli errori commessi dal Comune di Sulmona anche nelle reazioni al provvedimento governativo che ha approvato l’opera, alla sbalorditiva assenza dell’assessore regionale alle aree interne, Andrea Gerosolimo, alla riunione indetta dal Governo con la Regione Abruzzo, e, in ultimo alla rocambolesca occasione di evitare il metanodotto perchè l’area che dovrebbe attraversare è ricca di reperti archeologici di epoca italica è dedicato il servizio di prima pagina de “Il Vaschione” di agosto (“Se non fosse per gli Italici…”), ancora in distribuzione gratuita in alcune edicole e presso il Bar Di Marzio al quadrivio.






