IN TRIBUNALE VADA CHI NON METTE IL VINCOLO A CASE PENTE

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IDENTIFICATI I MANIFESTANTI CONTRO L’IMPIANTO SNAM

29 APRILE 2024 – Sul presupposto che “il cantiere aperto dalla Snam a Case Pente è abusivo perché l’autorizzazione a costruire è decaduto il 7 marzo 2023”,  il comitato “No Hub del Gas Abruzzo” e il “Coordinamento No Snam Abruzzo” hanno allestito una manifestazione di protesta, entrando nella recinzione e portando cartelli con scritte volte ad evidenziare le illegittimità della procedura finora attuata: “Il cantiere Snam è illegale”, “Fuori la Snam dal nostro territorio”, “Metano Killer del clima”. C’è stato anche un riferimento alla peculiarità del luogo ove le ruspe scavano da vari mesi: “Non lasceremo cancellare la storia degli antichi Peligni”, con allusione al fatto che proprio a Case Pente sono state rinvenute testimonianze funerarie dell’epoca italica”; e un riferimento alla ormai prossima esclusione dei fossili dal novero delle fonti energetiche: “Spendere 2 miliardi e 500 milioni per un’opera inutile e dannosa è un crimine economico”, oppure: ”No ai combustibili fossili, salviamo il Pianeta”. Al termine dell’azione di protesta gli ambientalisti hanno diffuso un comunicato che riprende i temi sostenuti ormai da dieci anni in ogni sede, anche davanti al TAR e soprattutto alla Regione, dove più tetragona è l’ostilità pur da parte di una forza politica, Fratelli d’Italia, che si batte contro il rigassificatore di Piombino.

La manifestazione è durata circa mezz’ora: il personale della vigilanza privata e la polizia si sono limitati ad osservare; all’uscita i manifestanti sono stati identificati.

Il processo, se ci sarà, rivestirà l’importante ruolo di una denuncia ancora più pubblica, svolta con la risonanza che è propria delle aule di giustizia. Proprio in quei luoghi ove, si spera, sarà chiarito anche perché la zona non è stata ancora sottoposta a vincolo archeologico, nonostante si siano succedute le segnalazioni e la stessa soprintendenza abbia relazionato, ormai in epoca non più recentissima, sulla possibilità che nell’area si possano rinvenire altre tombe ed “emergenze” archeologiche.

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