27 LUGLIO 2025 – Un giovane cervo è stato investito ieri sera a Via Torta, al confine tra Sulmona e Pettorano sul Gizio. E’ rimasto fin poco dopo la mezzanotte sul ciglio della strada, sanguinante alla bocca e con la zampa anteriore destra fratturata, tentando più volte di rialzarsi. Prima che arrivassero i soccorsi è riuscito a sollevarsi e si è allontanato, zoppicando, attraverso un terreno sul margine della strada, facendo perdere le tracce.

Pur senza sapere niente di Marco Marsilio e della sua decisione di abbattimento dei cervi in Abruzzo, se l’è data a gambe quando ha visto che non se ne andavano gli umani intorno a lui. Con una zampa rotta e la bocca sfregiata dal colpo che un’auto in corsa gli aveva inferto proseguendo vigliaccamente senza che l’umano conducente chiamasse i soccorsi, ha preferito ancora la libertà: quella che non garantisce cure e, anzi, espone alle fauci dei predatori sempre più diffusi perché anche loro protetti dalla caccia.
Respingendo l’aiuto ambiguo degli umani, ha provato più volte ad alzarsi e a rimanere su tre zampe, due volte rovinando sull’asfalto. Meglio per lui la terza o la quarta caduta rispetto alla cattura con qualche siringa sparata da lontano e una lunga convalescenza. Non che il servizio zoofilo non funzioni; anzi. Ma pare faccia capo sempre al presidente della giunta regionale che, se non fosse stato per il TAR e il Consiglio di Stato, magari gli avrebbe già fatto fuori padre e madre, protagonisti di un’eliminazione selettiva che sapeva tanto di prassi “’ndo cojo, cojo”.
E’ rimasto incerto per più minuti, quasi un quarto d’ora, davanti ai fari di due auto, ferme con i lampeggianti accesi per evitare che un altro bolide lo travolgesse. Poi, quando ha sentito la tiritera di uno dei conducenti che declamava come fosse pericoloso un cervo che attraversava la strada e come fosse pericoloso un cervo ferito perché poteva caricare, deve aver reciso definitivamente il breve contatto con gli umani in una notte di mezza estate.
S’è abituato, con la velocità con la quale apprendono i giovanissimi, a camminare facendo a meno di una zampa e s’è dileguato sul primo terreno privo di vegetazione. Mentre ancora l’umano metteva in guardia dal pericolo che il cerbiatto poteva recare alla circolazione se solo avesse raggiunto la strada statale 17 e un altro più saggio gli faceva presente che c’era di mezzo il Gizio e l’avrebbero atteso anche l’erta fino alla statale e i guard rail, echeggiava nel buio della valle, larga di nome e angusta di fatto, il lieve rumore degli zoccoli con il ritmo di un quadrupede claudicante sui sassi disseminati nel campo incolto. Ha preferito vedersela con il lupo che magari aveva visto da lontano qualche giorno prima e che non gli sembrava così sinistro quanto erano scemi quelli che si preoccupavano della sua pericolosità spiandolo da dietro le macchine. Quando si dice che per essere liberi bisogna essere prima di tutto diffidenti…
E così si è avviato, senza che nessuno abbia avuto la faccia tosta di augurargli un “in bocca al lupo”.







