SCIUBA, UN SINDACO CON TUTTO SE STESSO

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SCOMPARE UN POLITICO DEMOCRISTIANO CHE TENNE A CUORE IL DESTINO DELLA CITTA’ E CHE SI DIMOSTRO’ TUTT’ALTRO CHE REMISSIVO

5 MAGGIO 2026 – L’avv. Lando Sciuba ha cessato di vivere stamane nell’ospedale dell’Annunziata dove era ricoverato per complicazioni di una non recente patologia cardiaca. Sciuba è stato sindaco di Sulmona dal 1991 al 1992, dopo aver ricoperto il ruolo di consigliere dal 1970 al 1975. Laureatosi presso “La Sapienza” di Roma, ha esercitato la professione forense fino agli ultimi mesi, inizialmente dedicandosi al diritto penale, poi abbracciando anche aspetti civilistici e fallimentari (tra l’altro, è stato curatore del complesso fallimento “Borsini”). E’ stato consigliere della “Banca Agricola e Industriale di Sulmona” e attualmente presiedeva l’ “Istituto per lo studio dell’esecuzione penale e del diritto penitenziario”, per il quale ha organizzato e diretto vari convegni e giornate di approfondimento. Animatore del “Premio Capograssi”, ha garantito un silenzioso contributo di collegamento tra l’istituzione e numerosi docenti universitari con i quali intratteneva stretti rapporti di corrispondenza. Ha scritto vari testi di Storia, in particolare “La via dell’onore” (nel quale ha raccolto molte testimonianze inedite dei mesi successivi all’8 settembre 1943); di recente ha approfondito l’ipotesi di un convoglio di deportati partito dalla stazione di Sulmona per Dacau.

L’immagine migliore di Lando Sciuba politico rimane quella legata ad un animato consiglio comunale nel quale si contendevano il microfono l’opposizione e la maggioranza, senza che il sindaco (che allora dirigeva le sedute) potesse interrompere la bolgia che si era accesa e cresceva di tono e di invettive. Stava parlando proprio il consigliere democristiano più mite nei modi e moderato nella terminologia, il Lando Sciuba che veniva da ambienti cattolici e che non aveva mai alzato la voce. Tuttavia, la eventualità che gli venisse tolta la parola solo per una prepotenza gli fece raccogliere tutte le energie per gridare, anche davanti alle telecamere di una emittente privata, che non consentiva a nessuno di interromperlo e di compiere un atto antidemocratico, sull’esempio del “Non ci faremo processare” gridato in Parlamento da Aldo Moro.

Sciuba aveva dato tutto al partito, comprese le sue aspirazioni ad essere eletto in Parlamento. Ben conoscendo le scarse possibilità di successo, non negava, in varie competizioni alle “Politiche”, la sua presenza in lista: atto di dedizione che gli è valsa la riconoscenza del partito quando si trattò di scegliere il successore di Franco La Civita, eletto al Consiglio regionale. Sciuba fu eletto sindaco e si dedicò con ogni energia alla carica, che per lui era l’apice della carriera politica che realisticamente e con entusiasmo si era prefigurato: la cura incessante della città e delle aspirazioni a riprendere il ruolo che si era offuscato. Fu il momento di riallacciare i contatti coltivati in gioventù con quanti più sulmonesi, soprattutto quelli che si erano allontanati dalla politica per delusione. Furono gli anni della battaglia per “Sulmona Provincia”, progetto che accusò un colpo maramaldo dalla stessa DC regionale per esigenze di equilibri territoriali da conservare tali e quali.

Ma Sciuba, con la chiarezza del linguaggio che gli veniva dal continuo esercizio nel Foro, ce la mise tutta; e questo si ricorda oggi di lui.

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