UNA CONFERMA ALLE PRIME IPOTESI SULLA UCCISIONE DI 23 LUPI IN PRIMAVERA NELLE INTERVISTE DI UNA TRASMISSIONE RAI
20 SETTEMBRE 2026 – “Allevatori di contributi”. Così il pastore Pietro D’Annessa definisce persone e società che, speculando sulle assegnazioni dei benefici europei per la valorizzazione della zootecnia, partecipano alla divisione della torta destinata a chi sulle montagne abruzzesi ci sta e ci lavora, affronta le avversità meteorologiche e si conquista giorno per giorno la sopravvivenza. Lui è uno dei pochi pastori che è rimasto sul territorio del Parco Nazionale, a Barrea, ed è l’unico che chiama nome per nome le sue duecento capre. Lo racconta la puntata di “Presa Diretta” di questa sera sulla Rai (ora disponibile su “Raiplay”); la stessa che parla della strage dei lupi nella scorsa primavera, per rendere meglio, con immagini ed interviste, quello che ad una prima analisi era sembrato chiaro proprio qualche giorno dopo l’uccisione di 23 lupi con esche fatte da prodotti chimici per l’agricoltura. D’Annessa non si sogna di uccidere un lupo ed è uno di quegli allevatori che con il predatore per antonomasia ha il rapporto atavico tra l’uomo e la fauna del Parco, qualunque essa sia, dai cervi agli orsi che non sono visti solo come “spazzini” naturali, nel senso che eliminano i capi malati e quindi contribuiscono alla selezione delle specie e al consolidamento della loro presenza. I lupi potrebbero essere stati ammazzati da quelli che magari hanno necessità di collocare dieci o venti capi di bestiame, giusto per accedere ai contributi e che mai spenderebbero tempo ed energie per pascolare mandrie e greggi. Non solo perché non ricordano il nome di ogni capretta.






