DUEMILA ANNI IN DIECI GIORNI

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TEMPI STRETTI PER L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLE CELEBRAZIONI OVIDIANE

23 LUGLIO 2019 – Entro dieci giorni dalla pubblicazione, di ieri, del regolamento della legge per le celebrazioni del Bimillenario ovidiano, deve riunirsi il comitato promotore, cioè all’inizio di agosto. Diretta emanazione sarà il comitato scientifico, composto da personalità della cultura che sappiano illustrare, cioè dare autorevolezza, alle iniziative del bimillenario.

Tutto deve decidere questo “comitato promotore”: “promuovere, valorizzare e diffondere la conoscenza della vita e dell’opera di Ovidio, redigere un programma delle celebrazioni”. E tutto da fare entro il 2019, cioè domani, in termini di cronoprogramma per eventi di questo livello. E’ un complesso di scadenze troppo incalzante per pensare che il “comitato promotore” non abbia già un’idea di quello che c’è da fare: in dieci giorni si può allestire un sito internet; ed è questo l’unico adempimento, tra quelli contemplati nel regolamento, che si può svolgere in pochi giorni.

l resto fa parte dei progetti che amministrazioni comunali di ieri e di oggi non sono riuscite neppure ad abbozzare, figuriamoci un “comitato” di una legge che fino a qualche mese fa, se non fosse stato per il sottosegretario alla Cultura, Vacca, era considerato una occasione perduta perché la legge stentava pure ad essere prorogata. Tra l’altro, da quello che si sa, tale comitato promotore non pare formato da fulmini di guerra in quanto a concretezza, tranne forse un paio di partecipi e tra questi il Fabio Spinosa Pingue che prontamente e fulmineamente fece collocare una corona d’aglio sulla statua di Publio Ovidio Nasone. Ma è evidentemente una velocità che occorre temperare, in questo caso, perché, come diceva la pubblicità di pur famosi pneumatici, la “potenza non è niente senza il controllo”.

Il concorso delle idee

Tuttavia un aspetto assai positivo di questo regolamento è da segnalare, perché è dato a tutti, associazioni, privati e soggetti pubblici, di suggerire, entro il 12 agosto, progetti da realizzare per questo Bimillenario a scoppio ritardato. La mail è da inviare a: celebrazioniovidiane@per.governo.it

E’ esattamente quanto abbiamo proposto oltre due anni fa alla sindaca di Sulmona attraverso queste colonne: le idee di associazioni e soggetti privati (non contemplavamo anche gli enti pubblici) avrebbero dovuto formare un “pacchetto” al quale il Comune avrebbe potuto attingere per allestire il Bimillenario; a patto che ogni proponente fornisse anche una formula per autofinanziarsi o trovare uno sponsor, ovviamente che fosse di gradimento anche del Comune, per il grosso rilievo di autorevolezza che ancora oggi va attribuito all’ente-base della cittadina dove nacque e sarebbe volentieri tornato Publio Ovidio Nasone. L’unica differenza che si pone oggi per la selezione dei progetti è data dalla irrilevanza della sponsorizzazione o dell’autofinanziamento, perché ci sono i soldi della legge, cioè 700.000,00 euro da spendere in pochi mesi, appunto entro la fine dell’anno corrente. Questo può liberare le ali alla fantasia: le idee di molti, anche geniali interpreti dell’opera di Ovidio, possono sollevarsi di molto se non sono ancorate alla dura realtà dei costi. Ma quando si parla di fondi pubblici c’è sempre dietro l’angolo il sospetto che vengano gestiti per fini diversi dalla promozione culturale e soprattutto dalla promozione di tutti. Del resto, proprio i Pentastellati che hanno resuscitato questa legge per Ovidio formularono precisi interrogativi sulla curiosa vicenda di una commissione di giudicanti che valutava le iniziative di associazioni e gruppi in parte composti o addirittura diretti da propri parenti o sodali. Quindi i grillini sono sensibili a questo tema.

Il progetto inutile e tardivo

Ma anche la costituzione di uno “spazio”, che si chiami museo o ”casa di Ovidio”, dove collocare tutto il grande materiale di studio sedimentato da millenni sulla figura e l’opera del Sulmonese, è ben lontana dai binari di un saggio programma del Bimillenario: innanzitutto perché se, per esempio, allestire un festival su Ovidio è possibile anche in un mese o due, creare questo spazio richiede un paio d’anni se si vuole operare con criterio. Se, diversamente, si sa già cosa metterci e dove farlo, sarebbe più leale non parlare di iniziative del Bimillenario, ma di riciclo di progetti abortiti in partenza, come la sconclusionata idea di fare la “casa di Ovidio” all’ex convento di Santa Caterina. Un visitatore, già con questo nome, si aspetterebbe una bella villa pompeiana, come magari se l’aspettava pure Ovidio; oppure una replica della villa di Messalla Corvino, dove pare siano state trovate le statue delle Niboidi che ispirarono il Sulmonese in una dei più tragici episodi delle Metamorfosi. Confinare il tripudio di scene e colori in stanzoni che sono stati adatti ad un convento e alla mortificazione delle tinte e delle esultanze è una forzatura storica, prima che culturale ed umanistica. E poi, se proprio di un convento si voglia far uso, va bene quello dei Gesuiti, cioè i luoghi dove da cinquant’anni è ospitato il “Centro Studi Ovidiani” in Piazza Salvatore Tommasi, a proposito del quale anche autorevoli… autorità hanno di recente smentito che sussistano pericoli di agibilità post terremoto.

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