IN MOSTRA DA LUNEDI’ OPERE DELL’ARTISTA SCOMPARSO NEL 2016
10 OTTOBRE 2026 – Si apre lunedì, e resterà visitabile fino al 10 novembre, una mostra di opere finora mai esposte del prof. Italo Picini, nel decennale della sua scomparsa. Ad inaugurare l’evento, nella “Comuniteca” in Via Andrea Angeloni n. 15, saranno Simona Balassone, presidente dell’”Archeoclub” di Sulmona, Alessandro Bencivenga, consigliere nazionale dell’”Archeoclub d’Italia”, Patrizio Iavarone, giornalista, e Marco Picini, nipote dell’artista e presidente dell’Associaziione culturale “Italo Picini”. Nel corso della serata, il Liceo artistico di Sulmona proporrà “due momenti molto significativi” per ricordare il docente che tanto dedicò al “Gentile Mazara”, del quale fu anche preside.
Non possiamo dire che sembra ieri che Italo Picini nacque a Bugnara, perché non c’eravamo. Eppure è stata così ricca la sua vita, spesa per intero nell’arte e nell’immaginazione, che a qualunque biografo appare impossibile contenerla in poco più di cento anni. Ha cambiato ispirazioni, si è voltato verso nuove praterie di colori e di tratti pennellati, ha amato tanto Michelangelo (che considerava il genio assoluto) e si è a volte discostato da un verismo…fotografico, che si può dire abbia attraversato, e rappresentato, alcuni secoli prima di lui. Ha fatto tutto con grande modestia, peraltro, come quando ci invitava a non lambiccarci troppo il cervello per scegliere dove mettere i quadri che ci regalava confermando una generosità infinita: “Mettili al bagno, se non sai dove metterli”. Un Picini al bagno? Ma detta proprio da lui? Lui che era coerente in tutto, anelastico, severo fino a maltrattarci per non aver realizzato il sogno di stipulare una fondazione (che è atto di notaio)? La generosità in Picini era la… stessa faccia della stessa medaglia del suo livore per i mercanti di arte. E se Picini regalava un quadro, era come se affidasse un figlio: al Museo Michetti, quando fu inserito nel catalogo di una mostra davvero eccellente, cogliemmo l’affetto con il quale accarezzava una sua creatura. Per lui era come continuare a crearla, era come rivederla sul treppiede, non averla lasciata mai. Succede agli uomini che non abbandonano mai le loro idee e soffrono quando vedono che altri rinnegano gli stessi aneliti, forse quelli della gioventù, ma forse, ancor di più, i traguardi che una vita ha consentito di raggiungere.
E sembra ieri, dieci anni fa, che lo vedemmo l’ultima volta, mentre lui non ci vedeva. Speriamo che, come dicono accada, abbia percepito la presenza di chi avrebbe voluto accarezzarlo per conservare la sensazione della continuità perenne dell’arte anche in un anziano indomito che sta per compiere un passo irreversibile.
Nella foto del titolo: Italo Picini nel 1977, con Emily Dolvin, zia del presidente americano Carter, nel suo atelier a Palazzo Tabassi






