ALLA BADIA EURIDICE CHE MUORE DUE VOLTE

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24 LUGLIO 2014 – Il mito di Orfeo ed Euridice sarà al centro del concerto di domani sera alle 21 all’Abbazia celestiniana, per il XV festival internazionale di musica “Pietre che cantano”.

L’Orchesta Sinfonica Abruzzese, diretta da Marcello Bufalini,  metterà in scena “I due Orfei”, con musiche di Haydn e Gluck. Orfeo perde la moglie Euridice morsa da un serpente. Sceso nel regno dei morti, ottiene di riportarla sulla Terra a patto di non voltarsi a guardarla durante il viaggio. Non resiste e si volta, perdendola di nuovo. E’ ucciso dalle Baccanti e la sua testa, con la lira che egli suonava divinamente, viene portata all’isola di Lesbo.

Molto lirica la preghiera che nelle Metamorfosi di Ovidio Orfeo rivolge agli dei degli Inferi: “La ragione del mio viaggio è mia moglie, nel cui corpo una vipera calpestata ha iniettato veleno troncandone la giovane esistenza. Avrei voluto poter sopportare, e non posso dire di non aver tentato. Ma amore ha vinto! E’ questo un dio ben noto lassù, sulla terra; se anche qui, non so, ma spero di sì”. Orfeo non si sottrae alla legge che vuole tutti i terrestri destinati al mondo degli Inferi: “Qui tutti siamo diretti, questa è l’ultima nostra dimora e il vostro dominio sul genere umano non ha poi più fine”. Ma si tratta di una giovane esistenza, quell’Euridice che potrà essere degli Inferi “quando avrà compiuto fino in fondo il giusto percorso della sua vita: vi prego solo di ridarmela in prestito”.

Persino le inferocite Furie restano incantante alla preghiera accorata di Orfeo, perché questi chiede che, se non fosse possibile l’evento eccezionale di riportare Euridice sulla Terra, venga lui stesso accolto definitivamente nell’al di là: “Si narra  che allora per la prima volta s’inumidirono di lacrime le guance alle Furie, commosse dal canto” .

Nel titolo: Padovanino (Alessandro Varotari) Orfeo e Euridice, olio su tela, 1618 circa, Venezia, Galleria dell’Accademia