Anche noi vorremmo essere Salvati

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7 FEBBRAIO 2014 – Il servizio stampa del Comune di Sulmona diffonde, su specifica richiesta della consigliera comunale Roberta Salvati, il comunicato stampa sugli insulti rivolti al presidente della Camera Boldrini:

“Questo fenomeno degenerativo della politica- prosegue Salvati- va combattuto con fermezza e convinzione  perché alcune istituzioni dai Consigli comunali al Parlamento, che sono i luoghi piu’ alti della democrazia dove poter esercitare sempre il confronto politico,  non vengano mortificati con insulti insopportabili, frutto di una degenerazione culturale che sta contaminando il pensiero collettivo con la complicità di coloro che dovrebbero, invece, dare il buon esempio”.

Sembra di essere tornati agli ordini del giorno sul Vietnam, che il consiglio comunale proponeva negli anni Settanta, senza nessuna aderenza ai problemi trattati nelle sedute, anche notturne. Sembra che la proposta sia più un modo di farsi notare nella via della riaffermazione di quello che si deve e non si deve fare, di quello che è politicamente corretto. A dir poco, poi, è una lievitazione smisurata dell’ego politico di una consigliera comunale che immagina di salire su un podio e magari si inchinerà per lasciare che la decorino con una medaglia d’oro. Fosse per noi, potrebbe aspettare queste e le prossime Olimpiadi prima di ricevere una medaglia. La potrebbe ricevere se, prima di scrivere quello che ha scritto, avesse scritto (ed è ancora in tempo per scriverlo) anche quello che Laura Boldrini ha fatto prima degli insulti che ha ricevuto. E anche quello che ha fatto dopo.

Prima degli insulti: ha troncato un dibattito parlamentare che non era arrivato neppure alle sedici ore consecutive dell’intervento di Giorgio Almirante, per esempio, che fu soprannominato per questo “vescica d’oro”. E’ l’ostruzionismo, bellezza. Dopo degli insulti è andata in televisione in più di un programma in un solo giorno, per esporre valutazioni politiche su un partito; il che, secondo una esatta ripartizione di compiti e di figure, non dovrebbe essere consentito al Presidente della Camera.

Una aspirazione vorremmo averla prendendo in prestito il nome della consigliera: quella di essere salvati dal conformismo, dal correre per apparire primi anche su cose che non riguardano Sulmona. Basterebbe già che dicesse la sua su un consiglio comunale che tra un po’ compie un anno e non si sa neppure cosa abbia fatto e cosa voglia fare. Sarebbe sufficiente che ci elencasse due o tre motivi che giustificassero la sua presenza a Palazzo San Francesco per ricevere non proprio una medaglia, ma il primo plauso: qui, tra il Morrone e il Genzana, senza arrivare a Montecitorio.

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