Bacche coltivate per orsi golosi

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Monte Sirente

UN DOCUMENTARIO SULLA “CURA QUOTIDIANA” DEL PLANTIGRADO

26 DICEMBRE 2014 – Un documentario di rilevante interesse viene trasmesso in questi giorni dalla emittente televisiva “Onda Tv” di Sulmona:

riguarda le tecniche di tutela dell’orso bruno marsicano ed ha dei riferimenti alla condizione dell’orso anche nell’arco alpino. Contiene una interessante intervista con il prof. Luigi Boitani, ha riscontrato come l’eccessivo avvicinamento dell’uomo all’orso, anche il semplice nutrirlo  o accoglierlo come fosse un animale qualsiasi, costituisce il prodromo di una trasformazione delle abitudini del plantigrado ed il suo transito in una condizione irreversibile o molto difficilmente reversibile. Boitani riferisce inoltre di quali rischi è costellata la vita dell’orso nelle zone attraversate da strade importanti, ma si dichiara abbastanza ottimista sulle possibilità di sopravvivenza, derivante da una discreta capacità di riproduzione. Nello stesso documentario, alcuni studiosi riferiscono delle proprie esperienze nella applicazione di collari e nel monitoraggio che si fa tramite antenne mobili: in particolare, durante le operazioni di collocazione di un collare, è stata effettuata una radiografia all’orso e gli è stata riscontrata la frattura del bacino, quasi certamente provocata da un investimento automobilistico. “La cura dell’orso è un fatto quotidiano” osserva ancora Boitani “non basta fissare i confini di un parco nazionale”.

In questo versante, nel Parco Nazionale d’Abruzzo è stata stilata una relazione sulla coltivazione e manutenzione di piante che producono bacche particolarmente gradite all’orso perché altamente zuccherine: in alcuni casi alle semplici tecniche di coltivazione, come la resezione di rami secchi, si è aggiunto il taglio vero e proprio (ceduazione), per rinforzare le piante e consentire, a distanza di due o tre anni, più rigogliose produzioni; il tutto in zone anche difficilmente raggiungibili. E’ una vera e propria opera di bonifica, assolutamente silenziosa, esatto opposto della tecnica di strombazzamento adottata dal Parco della Majella per il trasferimento in elicottero dei camosci, o, peggio ancora, dell’allestimento di “Perla Majella”.