CON I SUOI PROCLAMI DI IMPEGNO CIVICO DI IANNI NON CONVINCE NESSUNO

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1 NOVEMBRE 2014 – Nell’ultimo Consiglio comunale Enea Di Ianni,  candidato sindaco antagonista all’attuale sindaco Giuseppe Ranalli, ha annunciato che passerà a sostenere il suo avversario; tale decisione sarebbe sostenuta dalla necessità di evitare il commissariamento al Comune, visto che a Ranalli sarebbe mancata la maggioranza. Sul punto è intervenuta “Sulmona Bene in Comune” che ha espresso l’altro candidato sindaco Alessandro Lucci. E’ particolarmente critica sulla scelta di Di Ianni, che era stato vice-sindaco con la precedente amministrazione capeggiata da Fabio Federico. Sbic parla, in sostanza, di una straordinaria forza di continuità che viene espressa nelle stanze e nei corridoi di Palazzo San Francesco e aggiunge: “La vera nota triste è costituita dai giovani. La  bandiera che il Sindaco  Ranalli ha sventolato all’indomani della vittoria elettorale  martedì 28 ottobre è stato costretto ad ammainarla, dopo che la brezza iniziale del rinnovamento si è trasformata in bonaccia perché ha scelto la rotta lontana dalla tempesta del confronto. Sulmona Bene in Comune rifiuta questo modo di fare politica, e ribadisce la necessità  di avere un colloquio con i sulmonesi e, per questo, continuerà il suo ruolo di portavoce in Consiglio Comunale di tutte le istanze non ascoltate, di “poco interesse”, di grammatiche alternative, di volontà delle minoranze delle minoranze.”

L’anomalia della condotta di Di Ianni sta tutta nel non essersi consultato con la formazione politica che lo ha espresso. In democrazia questo è il primo passo per poter rivedere le proprie posizioni, in particolare quando tali posizioni giungono a segnare una inversione a U rispetto alla linea seguita durante la campagna elettorale.

La decisione di Di Ianni è stata assunta troppo in solitudine per escludere che sia stata determinata da altre esigenze che quelle, strombazzate, di garantire un governo alla città. Il governo alla città viene garantito, secondo le regole democratiche, mandando alle urne gli elettori quando si deve radicalmente cambiare l’assetto del Consiglio. Fare l’interesse della città significa non costringerla a vivacchiare nei compromessi e, se questo deve costare un periodo di sei mesi oppure un anno di commissariamento, è  comunque il passaggio necessario per assicurare la rispondenza tra il volere dell’elettorato e la linea politica di una amministrazione. Di Ianni non può non sapere che, se si fosse ripresentato alle urne con una alleanza con Ranalli, non avrebbe ottenuto un voto, visto che gli elettori non avrebbero compreso perché mai votare anche per lui se si sarebbe limitato a stipulare un patto con Ranalli: a questo punto, sarebbe stato più normale votare direttamente Ranalli. E se questo Di Ianni non poteva ignorarlo, è facile pensare che le preoccupazioni per un commissariamento sono solo il paravento ad una operazione dai connotati del tutto diversi; su questi presupposti la nuova maggioranza, dopo questa operazione di trasformismo, ha una probabilità di sopravvivenza uguale a zero.

Lasciamo perdere, poi, dove vanno a finire gli impegni di rinnovamento del sindaco Ranalli: si frantumano mentre accoglie il vice-sindaco della giunta che ha detto di voler contrastare nei fatti.

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