CON LA MUSICA I SULMONESI RISCOPRONO L’ABBAZIA DI CELESTINO

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Celestino detta la regola (da un affresco della Cappella Caldora nell’Abbazia celestiniana di Sulmona)

La Abbazia celestiniana ha ospitato il concerto della Orchestra Sinfonica abruzzese, diretta da Vittorio Antonellini, con musiche di Cimarosa (Il matrimonio segreto), Verdi (Traviata), Rossini (La Cenerentola; La cambiale di matrimonio), ancora Verdi (Rigoletto) e Strauss jr (Il treno del piacere, Rose del Sud, Proiettili a volontà).

La città, dunque, ha incontrato ancora l’ambiente e l’atmosfera della sede generalizia dei Celestini, per 123 anni (dal 1870 al 1993) sottratta alle visite della società civile perchè riservata al penitenziario; ma in precedenza, comunque, luogo di ritiro e di amministrazione interna dell’Ordine o, dal 1807 al 1870, centro di accoglienza per i bisognosi ed i senza casa, secondo la impostazione di “albergo dei poveri” che trovò in Napoli il maggior esempio. In tutti i molti secoli dalla fondazione il complesso monumentale ha accresciuto le dimensioni e le dotazioni di arredi, di libri, di preziosi oggetti di culto.

“Quanta Roma fuit dicit sua ruina” e, con lo stesso criterio, si può immaginare quello che fu l’Abbazia dei Celestini all’epoca in cui imperava su 96 conventi in Italia e 21 in Francia, cioè quando l’Ordine fondato da Pietro Angiolerio, prima che diventasse papa, era la massimo della sua espansione.

Per la verità, una parte consistente è stata conservata e sono le mura, le scalinate, le stanze, insomma l’assetto architettonico che ha subìto danni fortissimi dal terremoto del 1706 e, in misura minore, da quelli del 1915 e 1933. Quasi tutti gli arredi, compresi quei monumentali armadi che i frati usavano per riporre tutta la dote logistica di un complesso così articolato, hanno… preso il volo. L’ultima impresa risale a tempi recenti, perché le canne dell’organo della chiesa non ci sono più: addirittura un autocarro sarebbe penetrato per prelevarle. Non è un lavoro da poco, ma l’abbazia è priva di custode.

Destino decisamente migliore è toccato al coro ligneo che era collocato nell’abside e conteneva posti per ottanta monaci. E’ stato del tutto rimosso, ma per essere sottoposto a trattamento conservativo; intanto al suo posto si stanno effettuando scavi radicali, che hanno consentito di evidenziare delle strutture molto antiche, cioè precedenti alla fase del Barocco, imperante in tutta la abbazia.

Capitello nella Cappella Caldora

Nella visita che oggi si può fare è incluso il refettorio, dalle dimensioni piuttosto rare. Stava per essere demolito, dopo il terremoto del 1915 e su indicazione del direttore del carcere che vi era ospitato, per le gravi lesioni riportate alla volta. Poi, per fortuna, è stato consolidato ed è giunto, piuttosto malandato, fino al 1993, anno mirabile per la abbazia che è stata sollevata dal peso di tanti detenuti e di altrettanto mortificanti divisori, sbarre, impianti.

Top secret, invece, per lo “scriptorium”, che non si può mostrare in quanto è ancora cantiere di restauro in attività: richiama molto quello ripreso nel film “Il nome della rosa” e, del resto, era al servizio di una comunità di monaci davvero molto numerosa. L’obiettivo della fotocamera potrà accedervi solo a primavera.

Le visite si svolgono in tutti i giorni feriali dalle 9 alle 15,30 e sono gratuite.