“CONTRORDINE COMPAGNI: COMUNICARE L’AMBIENTE DEVE INTENDERSI LEGGERE LA MONTAGNA”

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UNA INTERVISTA CHIARISCE IL SENSO DI UN CONVEGNO

21 NOVEMBRE 2014 – Filippo Di Donato, del CAI-TAM, in una intervista rilasciata a margine del convegno dal titolo astruso e scritto in un italiano ad sensum (o a capocchia, che è la stessa cosa) “Comunicare l’ambiente in una regione di montagna” ha spiegato cosa vuol dire questa frase e cosa voleva dire il convegno. Tutta l’impresa è servita a dire che la montagna è composta da vari elementi di valenza territoriale, che debbono tutti concorrere e, quindi, in una parola, bisogna “Leggere la montagna”.

Ah, allora tutto cambia. Abbiamo capito quello che a scuola non ci avevano insegnato, e cioè la successione logica delle parole. Comunicare l’ambiente è leggere la montagna; che tonti che eravamo prima del disvelamento. Solo che, in un convegno di aggiornamento dei giornalisti, bisognerebbe anche dire che leggere sta prima di comunicare: si legge una cosa o, a voler proprio fare uno sforzo, una montagna; poi si elabora quello che si è letto e infine si comunica. Se si comunica prima di leggere si finisce per fare quello che finora politici e ambientalisti hanno fatto: un casino.

Avremmo qualche indirizzo di montagna per Di Donato e per quelli che titolano “Comunicare l’ambiente”: ci sono delle grotte e dei romitaggi sulla Majella che incantano tutti quelli che ci passano. Li forniamo in cambio della promessa di rimanerci per un paio d’anni. Così, perché noi si respiri.

 

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