DEDICATO AL TEMA DELLA PACE, IL TORNEO HA CREATO DELLE ASPETTATIVE CHE MERITAVANO ALMENO UN DIBATTITO PIU’ SERIO – I MASSACRI DI ISRAELE E LE ARMI FORNITE DAI “PAESI DELLA PACE”
21 LUGLIO 2025 – Fino a quando la “Giostra” di Sulmona vuole assecondare la curiosità per le manifestazioni che richiamano turismo e spirito evocativo di cose andate, può avere un ruolo, neppure irrilevante. E in trenta anni ha svolto anche una significativa azione affinchè anche Sulmona fosse riconosciuta tra le città dei tornei.
Quando affronta il delicato tema della pace nel mondo e si intitola “Giostra della pace” sale di molto anche nelle aspettative che porta con sé. L’aggiunta di questa dedica impegnativa la colloca tra gli eventi che della pace costruiscono almeno un piccolo mattone; che, cioè, non si tingono solo di un auspicio, di un fatto nominalistico.
Una certa ambizione un po’ sproporzionata è già emersa quando, prima delle sfide in Piazza Garibaldi, la “Giostra” ha voluto a discutere il cardinale Zuppi e il giornalista Mieli. In tale circostanza, un ruolo che non fosse soltanto di facciata, si sarebbe concretizzato nella domanda: “Perché contro Israele che massacra un popolo con la scusa di abbatterne i capi non è stata adottata neppure una sanzione, neanche un embargo del caffè?”; altra domanda che in quel dibattito si sarebbe potuta rivolgere, per esempio a Mieli, sarebbe stata: “Perché l’Occidente intero continua a fornire armi a Israele che le usa per un genocidio?”. E, se proprio uno voleva essere meno che banale, avrebbe potuto sottolineare quanto le affermazioni di Mieli, proprio sul Corriere della Sera, siano funzionali alla pace.
Avrebbe potuto echeggiare, non diciamo dagli altoparlanti di Piazza Garibaldi, ma almeno dai microfoni di quel dibattito inaugurale, una domanda che i tremebondi sostenitori della pace nominalistica non osano mai proporre: “Perché un popolo che realizza un genocidio, come sta facendo Israele in Palestina per concretizzare il piano sionista ottocentesco di eliminare il popolo palestinese, può detenere la bomba atomica e, invece, per esempio, l’Iran viene bombardata perché si sospetta che stia realizzando la sua bomba atomica?”
Senza sciogliere questi nodi, la Giostra rischia di rimanere una giostrina. Peggio, rischia di assumere l’ipocrita ruolo di uno strumento di pace, quando non tenta neppure di dire ai massacratori di cessare i massacri, di cessare di puntare alla testa dei bambini perché non ci siano più palestinesi in futuro, di non sparare su chi aspetta il pane e l’acqua, di non impedire le cure dei sopravvissuti bombardando gli ospedali, cioè di fare cose peggiori di quelle che hanno fatto i barbari. Propugnare la pace lasciando fare gli Israeliani è non soltanto inutile: diventa delittuoso, perché significa ratificare la strategia israeliana (costellata di altre, suppur minori, aggressioni ai Palestinesi dal 1949 ad oggi) di espellere un popolo dalla sua terra.
E, se proprio un dibattito può servire a portare la pace, almeno si inviti un palestinese; così ci racconta come ha visto uccidere l’intera sua famiglia e quello che si prova a vedere Caino in azione.






