SULMONENSIS FABER FORTUNAE SUAE

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PASSATO IL 15 LUGLIO ANCORA NON ARRIVA LA PROROGA PER IL TRIBUNALE – AL PUNTO NEL QUALE SONO MARCITE LE COSE SAREBBE INUTILE – INTANTO LE PAROLE DI DELMASTRO SONO SERVITE IN CAMPAGNA ELETTORALE

19 LUGLIO 2025 – Nell’agenda del nuovo corso al Comune c’era la proroga del tribunale: entro il 15 luglio si sarebbe prodotto il decreto che spostava di un anno, dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026, la chiusura del più importante ufficio giudiziario da Popoli a Castel di Sangro, da Pacentro a Pescasseroli. Non che fosse una competenza del sindaco, ma il sindaco aveva propagandato il pensiero del Delmastro, sottosegretario per la Giustizia, che dava per certo questo altro anno di vita. Siamo arrivati al 19 luglio e finora al Ministero sono stati ricevuti i senatori di opposizione Fina e Di Girolamo, proprio il 15 luglio; ma la proroga che a inizio d’anno è stata concessa per alcuni tribunali destinati alla chiusura, rimane negata ai quattro tribunali abruzzesi. Beninteso: il titolo di cavaliere e un sigaro non si negano a nessuno. Tanto meno un cavalierato e la proroga di un anno possono essere negati, se si pensa che sulle parole di Delmastro (almeno per come sono state riferite) è stata basata una intera campagna elettorale. Quindi, se non è stato per il 15, potrebbe essere per il 31 luglio, o il 31 dicembre. Il politico, si sa, più gioca sul filo di lana più ottiene consensi quando elargisce. Certo passerebbe brutti momenti il sindaco se la proroga non arrivasse.

Ma arriverà, soprattutto perché non costa nulla.

E non serve a nulla, per come è stato impostato il problema all’indomani della legge che i parlamentari eletti dai Sulmonesi contribuirono ad approvare nel 2011 sulla spinta dei tagli di spesa che dovevano riguardare il sistema giudiziario. Si disse che ci sarebbero state delle eccezioni, dettate dalle diverse esigenze dei territori. E ci sono state, ma solo per quei territori per i quali prevalsero le aspettative di parlamentari più forti delle macchiette alla Paola Pelino o alla Sabatino Aracu.

Si disse, di rimando, che sarebbero state approvate delle proroghe per riconnettere questo problema alla complessiva revisione della geografia giudiziaria. E siamo andati avanti di proroga in proroga, mentre politici e partiti riscuotevano il corrispettivo, in termini elettorali, di queste concessioni.

La revisione della geografia giudiziaria non è cosa che si possa approvare entro il 2026, perché non è neanche all’esame di una qualche commissione. O, meglio, non è nell’agenda del Parlamento  con una urgenza diversa da quella che la caratterizza dagli ultimi anni Quaranta del secolo scorso. Quindi, ammesso pure che la parola di Delmastro (se quella effettivamente è stata) sarà mantenuta, è seriamente da considerare che quando anche il limite della decenza sarà superato con la decima o undicesima proroga nel 2030 e non si daranno più proroghe, ogni tribunale abruzzese correrà da solo, perché tutta questa solidarietà tra Sulmona e Vasto o tra Avezzano e Lanciano  non s’è mai intrecciata (parliamo di città e di ambiti territoriali, non delle frasi di facciata che si sentono nelle riunioni per studiare le strategie delle proroghe) e pure il goffo tentativo di fare una banca tra Sulmona e Lanciano è finito nelle fauci degli emiliani.

Quindi, con l’acqua alla gola, ognuno porterà per sé i propri argomenti: le statistiche (e Avezzano stende tutti) o la lotta alla vicinanza con la Sacra Corona Unita o la malavita oltre il Trigno. Sulmona avrà le parole di Andrea Gerosolimo che ha candidato Luca Tirabassi a sindaco e l’ha fatto eleggere, come ha fatto eleggere una sconosciuta alla politica e alla società facendola “rientrare” con 600 preferenze che nessun “grande stratega” dei social e di altre fregnacce del genere ha conseguito. E sono le parole di chi già quattro anni fa dava per perso il tribunale e per vincente il casello autostradale di Pratola dove passerebbero un milione di turisti ogni anno. Poi Andrea Gerosolimo, nonostante queste parole, andrà in parlamento come c’è rimasta Paola Pelino dopo aver soppresso il tribunale di Sulmona e il palazzo di giustizia vuoto in Piazza Capograssi sarà un problema dei Sulmonesi. Se homo faber fortunae suae (per Fabbricacultura: ogni uomo costruisce il suo destino), i Sulmonesi sono dei fabbri ineguagliabili: si danno certe martellate da rimanere evirati.

Nella foto del titolo si avvicina il termine entro il quale i necrofori andranno a prendersi il tribunale. Nella foto in basso Vulcano nelle monete da 50 lire.

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