D’ANNUNZIO E OVIDIO: NATI DALLA STESSA “TERRA IRRIGUA”

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Il Pescara collega il bacino sulmonese a quello della Pescara di D’Annunzio

UN COMMOSSO ACCOSTAMENTO DEL VATE NATO 1900 ANNI DOPO

29 AGOSTO 2010 – Appartengono alla stessa “terra irrigua” Sulmona e Pescara, secondo quello che affermava Gabriele D’Annunzio e che è ripreso dagli scritti del poeta pescarese raccolti ne “Le faville del maglio”, Milano, 1924, ove si legge:

Con Ovidio anzi affettavo una certa parentela, e quasi consaguineità, per esser nato nella medesima terra irrigua; e mi vantavo, con abbondanza peligna, a lui consaguinitate propinquus e nei modi lirici propinqua cognatione coniunctus, e più di lui precoce“. L’Immaginifico era affascinato dal racconto della relegazione nella attuale Romania: “Prediligevo i Tristia e i libri Ex Ponto; e, più che alle sue arti d’amare e di frodare e di sedurre e di lisciarsi il viso, ero attratto dal suo crudo esilio tomitano e dall’angoscia del voluttuoso cuore irto di ricordanze sotto quel gran vento di Scizia che fecondava le cavalle anele“.

Nella foto del titolo il fiume Pescara a Popoli, dopo aver accolto le acque di Aterno, Sagittario, Vella e Gizio, cioè di tutto il bacino imbrifero di Sulmona e prima di ricevere il Tirino a Bussi