“SINDACA, MA QUEI SERVIZI AL FIGLIO DEL CONSIGLIERE DI MINORANZA…”

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IL PD AFFONDA IL COLTELLO SU UNA DETERMINA DI SETTEMBRE, NEL GIORNO CHE…

26 LUGLIO 2019 – La sindaca Annamaria Casini non ci ha fatto avere (forse perché non facciamo parte della stampa gradita, ma poi questa condotta la spiegherà in altra sede) un comunicato di risposta ad un altro del nuovo PD (che neanche ci aveva fatto avere il suo, forse perché non facciamo parte della stampa gradita, ma questa condotta non deve essere spiegata  perché i partiti sono ambientacci privati che non usano il denaro pubblico per i press-agent).

Insomma, con santa pazienza, e in base al comunicato di oggi pervenutoci del PD (la resipiscenza è sempre dietro l’angolo), siamo riusciti a ricostruire una polemica che è tutt’altro che oziosa, perché il PD aveva parlato di una vicenda di presunto sperpero di denaro a proposito di un commissario nominato dal Comune e poi assunto: non era meglio assumerlo qualche giorno prima, per evitare di pagarlo separatamente e profumatamente? E poi chiedeva anche perché si dovesse dare un incarico per la pulizia ad una impresa di fuori Sulmona senza particolari motivi per escludere quelle di Sulmona.

La sindaca avrebbe risposto inviperita: un po’ come fa quando lascia il Consiglio comunale urlando e facendo rimanere i suoi stessi sostenitori con un palmo di naso, oppure quando si dimette e poi ci ripensa, sull’esempio di Cialente dell’Aquila, campione di figuracce a livello nazionale. Quindi la sindaca ha dato mandato ad un avvocato di querelare chi ha firmato il primo comunicato e pensava di mettere a cuccia il nuovo corso del Pd, formato da persone che hanno cacciato fisicamente Bruno Di Masci cambiando la serratura, e politicamente, smentendo lo sconvolgente voltafaccia politico che l’ha portato, dall’impegno elettorale in Piazza XX Settembre a dare battaglia senza quartiere alla Casini, alla favoletta del senso di responsabilità per sostenere proprio la Casini. La risposta è stata leonina e tale da tramortire chi dovrebbe andare in Procura per farsi giustizia. Infatti, prima di salire le scale della Procura, la sindaca è invitata a rispondere se è vero che il figlio di un consigliere di minoranza passato a sostenere la Casini è diventato amministratore di una società che nello stesso giorno ha conseguito un affidamento di servizi per 45.000 euro con la determina dirigenziale n. 182 del 12 settembre 2018.

Altre domandine il nuovo PD formula alla scalpitante sindaca : “poiché afferma che al nuovo PD locale –che a lei non piace, preferiva quello a trazione dimasciana ovviamente – , non interessa il bene della città, ci dica quali attività lei è riuscita a compiere per il bene della città”. “Forse il declassamento della città?” si chiede il PD poco gentiloniano, anzi proprio poco gentile. “Ma ci dica anche quale è la sua storia politica, a quale partito è mai stata iscritta, in quale area politica lei si riconosce!”. E qua le domande sono impertinenti, perché non si può chiedere a chi è stata messa sulla poltrona di sindaco da Andrea Gerosolimo senza che la città abbia mai saputo della sua esistenza, se sia mai appartenuta ad un’area politica. Un’area non basta? Deve essere proprio politica? Che fosse diventato il PD dalle idee chiare, questo degli sfrattanti i dimasciani? Ma la risposta viene cercata con fermezza: “Con il centro sinistra, di cui faceva parte l’assessore che la candidà, oppure con il centrodestra per il quale lei ha fatto la campagna elettorale alle elezioni regionali in favore della moglie dell’ex assessore?”

Ecco, vedi, quando la mettiamo in politica e vogliamo designare un’area, si finisce sempre per segnalare i salti della quaglia che il civismo regionale va realizzando. E una via di uscita il PD la dà, nel senso di chiedere una risposta, ma solo “se può”. “Perché – conclude il comunicato – l’unico dato incontrovertibile che emerge sicuramente dalla sua condotta politica eamministrativa è che lei sta dalla parte di se stessa, saldamente ancorata alla poltrona per la quale altri l’hanno individuata e dalla quale lei non si vuol staccare. “Costi quel che costi””.

Ora aspettiamo che si faccia avanti il suo “ex avversario, ex sindaco, ec consigliere regionale ed oggi sua stampella in consiglio comunale”, secondo l’identikit che ne fornisce il Pd. Si accettano scommesse.

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