IL SINDACO RANALLI RINUNCIA AL SUO PICCOLO SOGNO DI FARE UNO STAFF
30 NOVEMBRE 2013 – Il sindaco Giuseppe Ranalli ha rinunciato al suo programma di creare uno “staff” per accompagnare il lavoro della giunta:
dovrà dare le deleghe dell’urbanistica e della cultura agli assessori, soprattutto dovrà fidarsi di quelli che gli sono imposti dal partito (Nella caricatura Bruno Di Masci visto da Mario Maiorano nel libro “Piazza Venti”, Accademia degli Agghiacciati, Sulmona, 2008, I volume, pagine 1-351- I due volumi sono in vendita nelle migliori librerie al prezzo di euro 40,00).
L’azzeramento della giunta con il successivo “rimpasto” è stato annunciato ieri al termine della riunione del consiglio comunale. Si infrange il piccolo sogno di un semestre e, in particolare, si apre la campagna elettorale per le prossime regionali. Di fatto, Ranalli già non è più quello eletto in maggio e si fanno più concrete le possibilità che si torni al voto in primavera.
Il colpo di ariete che il sindaco ha dovuto sopportare nel direttivo bi-fasico di mercoledì e giovedì dimostra anche ai più scettici che in questo frangente non si può governare Sulmona senza essere strumentalizzati in vista delle esigenze dei partiti o di alcune componenti personalistiche dei partiti. Sotto questo profilo, la riforma della elezione diretta del sindaco è stata del tutto tradita. Il primo cittadino dovrebbe essere libero, visto che ha i suoi voti e visto che la nuova legge gli conferisce il rapporto diretto con gli elettori, di fare il suo programma e di realizzarlo con i suoi uomini (v. “Come vogliamo un sindaco”, primo editoriale di questo giornale). Per quanto singolare fosse il suo progetto (v.”Per la prima volta gli elettori non votanti avranno deleghe in giunta” nella sezione POLITICA di questo sito), Ranalli aveva diritto di coltivare il suo sogno con le sue forze; non aveva il dovere di assecondare una strategia per le prossime elezioni regionali, alle quali non si presenterà e per le quali forse i suoi elettori voteranno per altri partiti. Riuscite ad immaginare quale possa essere la carica o l’impegno di un sindaco nel progettare, per esempio, le zone di espansione urbana o la semplice riapertura della biblioteca se deve legare il suo destino alla elezione di altri in provincia o in regione?
Ranalli ha subito una lavata di testa in grande stile al direttivo pd di mercoledì; e la sera dopo, come il polipo del racconto di Achille Campanile, è stato ripescato e di nuovo sbatacchiato per far capire chi era il padrone (Campanile, in verità, rappresenta uno scenario con altre finalità, ma l’esempio plastico calza benissimo). Di Masci in questo è stato sempre maestro e bisogna riconoscergli una certa coerenza. Quando azzannava Marcantonio, Sciuba, D’Antino Settevendemmie, schizzava sangue dappertutto; solo La Civita non ha mai addentato, né da La Civita è stato mai addentato, entrambi si sono solo annusati. Gli auguriamo addirittura di diventare presidente della prossima giunta regionale (e non perchè temiamo di essere azzannati, ci può provare; anche come batacchi, poi, siamo un po’ rigidi).
Ma le esigenze di una città sono diverse e la legge andrebbe riformata per fare del sindaco una specie di console con ampi poteri. Un sindaco, per quanto rappresenti il 24% dei sulmonesi, deve governare per cinque anni e non deve rischiare la sfiducia in consiglio ad ogni riunione. Soprattutto, poi, non dovrebbe essere costretto a recarsi al patibolo per fare un consiglio comunale e dichiarare solo in conclusione che la giunta già non era più quella che ha affrontato il consiglio. Il polipo di Campanile serviva a far credere ai clienti del ristorante che fosse quello in procinto di finire nel loro piatto (e veniva sempre cambiato all’ultimo minuto in cucina con altro morto da parecchio); e alla fine tentò il suicidio…






