DI PIERO E DI BENEDETTO SPOSETTI

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IL SINDACO PER PARLARE DEL COGESA E INCONTRARE IL NUOVO AMMINISTRATORE VA NELLO STUDIO DI COMMERCIALISTA DEL CAPOGRUPPO DEL PDE NON MANDA PARTECIPAZIONI A NESSUNO

23 GENNAIO 2024 – Sono usciti come due… sposetti Gianfranco Di Piero, sindaco di Sulmona, e Mimmo Di Benedetto, capogruppo del Pd al Comune, dallo studio di quest’ultimo, che guarda caso è anche lo studio di commercialisti di chi ha partecipato alla gara di appalto per le mense scolastiche con il difficile compito di vincere su… se stesso, essendo l’unico partecipante.

Con loro c’era anche il celebrante, il Nicola Sposetti che uno degli sposi, il Di Benedetto, dirà in consiglio comunale di non conoscere e che guiderà il Cogesa per designazione non si sa di chi, ma per nomina unanime, a dimostrazione che si possono lanciare tutte le accuse e distinguersi dalle responsabilità di altri, ma si fa subito a trovare l’intesa con chi ha operato scelte produttive di deficit, strade asfaltate invece di raccolta di rifiuti, telefonini come se piovesse, consulenze date a membro di segugio.

Due giorni prima il Comune aveva dato incarico ad un avvocato di opporsi al piano di risanamento; ma dopo lo sposalizio (o poco prima) i nubendi avranno detto che si poteva fare a meno. Le delibere, si sa, sono sempre modificabili, anche se non si dà conto dell’inversione di rotta.

Balbettano da Palazzo San Francesco che occorre tutelare un’azienda del territorio, ma sanno perfettamente che ormai al Cogesa comandano gli aquilani. Loro il primo risultato l’hanno ottenuto da tempo ed è quello di tenere lontani dal naso i loro stessi, indifferenziati rifiuti. Il secondo risultato consiste nell’affare di cedere schifezze indicibili a prezzi stracciati, addirittura inferiori a quelli che pagavano gli stessi sulmonesi più disciplinati, obbligati e soprattutto orientati già di loro, civilmente, a mettere la carta da un lato, il vetro dall’altro, l’umido da un altro ancora e l’indifferenziato confluire con il tir che ogni giorno scende da Navelli per saturare le fosse di Noce Mattei.

Quando sa che per regolamento non c’è replica al suo intervento, Gianfranco Di Piero evita di giustificare lo sfondone che fece votando il bilancio del Cogesa, di fatto perpetuando una stagione buia per tutte la Valle Peligna: per i rapporti con taluni sindaci, per la stessa dignità politica nei confronti di chi l’aveva votato, per l’abbinamento alle grandi figure dello Scudocrociato, al quale tiene più di tutto, che lo avrebbero catalogato per quello che è se nelle rispettive tombe fosse consentito il collegamento audio con la voce narrante: un pollo. Si sarebbero consolati se l’avessero saputo in malafede, perché tutti erano in malafede come ha certificato Aldo Moro dalla prigione del suo martirio; ma Gianfracchia Di Piero ha proprio toppato da Dottor Stranamore della politica quando ha votato il bilancio come gli chiedeva Nicola Guerra e senza neanche consultarsi con la maggioranza che lo sosteneva. Nonostante quaranta anni di insuccessi, conserva la presunzione del giovane di belle speranze.

Questo è l’uomo al quale la città ha consegnato la fascia tricolore perché la usasse per lasciare definitivamente in cantina i voti di Andrea Gerosolimo; per sconfiggerlo come diceva di fare mentre trattava addirittura il suo ritiro in vista del ballottaggio.

E ora Gianfracchia Di Piero mortifica la stessa funzione istituzionale che gli avrebbe imposto, per esempio, di ricevere chiunque in municipio, quando si parla di cose che involgono gli interessi di tutta la cittadinanza; di riceverlo magari annunciando l’incontro con un decimo dei righi che riserva nei dispacci “Dalla residenza municipale” pure per i turni di accensione degli impianti di riscaldamento. Matrimonio morganatico ed accuratamente nascosto tra questi sposetti, Di Piero e Di Benedetto, che non divulgano neppure partecipazioni, sebbene dichiaratamente parlino di una… partecipata. Eppure Dossetti e Nenni, Saragat e De Gasperi, Corbino e Leone parlavano di una Carta costituzionale retta sulla partecipazione. Forse per Di Piero l’importante non è… partecipare nel senso di mettere a parte. Forse un giorno sapremo che ci sta a fare su quella poltrona.

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