
Il portale di San Francesco, dove la dott.ssa La Chioma, vice-questore, ha coordinato le operazioni
3 OTTOBRE 2019 – Non poteva che scegliere la fontana aragonese del 1474, il “Vaschione”, nel suo tragitto a Sulmona il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Reduce dalla più clamorosa gaffe che un Ministro degli Esteri potesse compiere (ieri Di Maio lo ha chiamato “segretario Ross”), Pompeo si è riservato una giornata distensiva a Pacentro e a Sulmona. Come primo effetto, qualche ora prima che arrivasse, la città è stata presa dalla morsa della Polizia e della Guardia di Finanza, sia davanti all’Annunziata che a Largo degli Orefici, dove si sente il sottile sgorgare dell’acqua dalla Fontana del Vecchio, il più bel monumento della città.
Qui, come avveniva per tutti i contadini che venivano dai paesi del circondario, probabilmente si riposavano e si rinfrescavano i bisnonni del segretario di Stato quando c’era il mercato e scendevano da Pacentro. Nessuno della Polizia ha dato conferma per questioni di sicurezza, ma quasi Mike Pompeo ha fissato proprio lì il punto finale della sua passeggiata per il Corso. Poco prima delle 17 il corteo di lugubri macchine nere (una delle quali con quattro ceffi dagli occhi di bragia come il Caronte dantesco, incorniciati da copricapo in maglina elastica e con le armi in pugno) si è fermato a lungo per aspettare che il “boss” visitasse un negozio di confetti all’angolo di Largo degli Orefici. Lì, davanti alla maschera della fontana del Re Ferrante d’Aragona e sotto lo sguardo del “Vecchio”, che dovrebbe rappresentare il Fiume Gizio, si è concluso il ritorno di un Pompeo in Valle Peligna dopo oltre 140 anni dalla partenza dell’altro. E così è dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, che le radici non si possono abbandonare; e appena si può, si vanno a cercare, anche se si hanno molte cose da fare dalla capitale del mondo per evitare che la terra smetta di girare.






