Era un carcere. Cosa diventerà?

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ABBAZIA CELESTINIANA: 15.000 METRI QUADRATI DA DIFENDERE

8 AGOSTO 2010 – Abbiamo idea di quanto costasse mantenere l’Abbazia celestiniana quando c’era il carcere ?  L’ordine di grandezza lo dà la spesa per il riscaldamento : due miliardi di lire all’anno.

Poi, ovviamente, si aggiungono tutte le altre componenti che sono anche più gravose, sebbene non si presentino alla cassa con la frequenza di gas o di nafta o energia elettrica: rifacimento dei tetti, ripulitura, conservazione del verde, tenuta degli arredamenti, insomma tutto l’insieme di manutenzione più o meno ordinaria. Ma rimaniamo anche solo alle spese per non battere i denti dal freddo: c’è qualche istituzione che può spendere, adesso, due milioni di euro all’anno per rendere ospitale l’abbazia? Forse proprio no.

Ma l’alternativa sarebbe quella di dare un pezzo di corridoi e stanze e aule a quelli che ne fanno richiesta e possono fronteggiare le spese per la propria quota.

Ed è proprio quello che temono fortemente alla Direzione regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici, che raccoglie le competenze di alcuni Soprintendenti e fa da raccordo con il Ministero dei Beni Ambientali. Di fatto questo già si verifica e resterà la regola almeno fino a quando non si completeranno i lavori di restauro intrapresi poco più di quindi anni fa. Il complesso non è unitario: c’è il bel cortile di ingresso, con le rispettive “ali” degli uffici amministrativi e delle celle dei frati: ma ci sono anche altri cortili che non sono stati toccati se non di straforo dai restauri. Anche a voler dare un solo inquilino a quei quindicimila metri quadrati coperti (l’equivalente di tutta la villa comunale tra stanze, scale, saloni, corridoi, chiesa e cappelle) non si potrebbe contare sulla agibilità di tutti i fabbricati. Per quello che è stato fatto finora sono stati spesi poco più di venti miliardi di lire (l’appalto fu conferito con la vecchia divisa): per quello che si dovrebbe fare sarebbero necessari, secondo i tecnici, altri dieci milioni di euro.

Non sarebbe difficile trovarli, anche in tempi di diminuzione dei proventi del gioco del Lotto che notoriamente ha finanziato gli interventi artistici in Italia. Ma il problema è successivo: è, appunto, quello della manutenzione, con l’altro dilemma, collegato, dell’uso finalizzato ad un preciso scopo. L’Ente Parco Majella ha stipulato un comodato con il Ministero dei Beni ambientali, ma occupa solo una piccola porzione.

Si finirà con il propendere per una soluzione che graviti essenzialmente su Roma, vista la facilità di collegamento autostradale e la sostanziale autonomia dalla città di Sulmona: potrebbe collocarvisi una grossa emanazione di amministrazioni centrali, forse nel settore della istruzione.

C’è da aggiungere che quegli spazi sono particolarmente richiesti, perché la zona di abbazia restaurata non ha subito danni dal terremoto del 6 aprile 2009, mentre le altre parti hanno mostrato lesioni più o meno rilevanti. E’ la prova del nove, sostengono alla Direzione regionale dei Beni culturali e Paesaggistici, che gli interventi di restauro vanno fatti a prescindere dalla destinazione del complesso: un bene così importante per l’Abruzzo deve essere conservato.

Ma per Sulmona, purtroppo, è ancora una scatola vuota.