FISCO – Se il Comune si attrezza per la caccia alle streghe

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5 FEBBRAIO 2012 – Quasi trenta anni fa, presentando al teatro comunale il libro che aveva appena dato alle stampe (“Fisco e dintorni”), il sottosegretario alle Finanze, on. Domenico Susi, in risposta ad una domanda di un giornalista, convenne che una vera, sostanziale riforma che avrebbe consentito di combattere l’evasione fiscale alla radice sarebbe consistita in quella piccola modifica degli sgravi: per ogni lira che si spendeva, dal dentista, come dal ristorante, dall’estetista come dal gioielliere, il contribuente avrebbe potuto detrarre e, quindi, il Ministero delle Finanze avrebbe avuto tanti “ispettori” quanto erano i consumatori.

Ma aggiunse che questo meccanismo avrebbe portato l’inflazione alle stelle, perchè tutti si sarebbero precipitati a comprare. Magari, se quella riforma fosse stata introdotta gradualmente in quel periodo, oggi sarebbe giunta a regime senza contraccolpi.

Invece leggiamo nelle ultime ore che l’amministrazione finanziaria intende servirsi dei Comuni per  la lotta all’evasione. In sostanza, verrebbe applicato il decentramento fiscale nel senso che le istruttorie sulle pratiche passerebbero ai Comuni, con poteri accresciuti (e di molto) per i sindaci. Si rischia di privilegiare aspetti personalistici, visto che nelle piccole comunità non potranno non assumere rilievo la conoscenza diretta e gli stessi collegamenti politici. In più, l’Agenzia delle Entrate promette laute ricompense, addirittura in quote percentuali, per coloro che “snideranno” gli evasori, o quelli che si presumono tali.

L’incidenza della imposizione fiscale sui redditi negli ultimi decenni è diventata tale da scoraggiare gli investimenti e l’aumento della produttività e deprime lo stesso sviluppo nazionale; è significativo, peraltro, che mentre sono stati aumentati costi dei servizi e prezzi di prodotti soggetti a tassazione più elevata, nulla è stato concretamente attuato in termini di limitazione della spesa pubblica. In tale contesto, il clima di “caccia alle streghe” con i sindaci in prima linea potrebbe determinare la effettiva rottura dei rapporti sociali e degli stessi principi di solidarietà: e solo per ragioni di “cassa”, non già per equità sociale.