GLI ANGELI RICORRONO AL TAR

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IL MESSAGGERO SI INVENTA IL TERZO PIANO DI PALAZZO MAZARA

16 FEBBRAIO 2017 – “Il Messaggero”, con la firma di Ornella La Civita, riporta la notizia che tutta la “Palazza Mazzara” è stata dichiarata inagibile e che i residenti del terzo piano hanno proposto ricorso al Tar.

La “Palazza” del titolo dovrebbe essere il Palazzo; Mazzara, almeno i marchesi del palazzo di fronte al municipio, avevano una zeta sola nel cognome. Ma soprattutto il palazzo Mazara non ha il terzo piano (nella foto si conta fino a due…) e, quindi, è un po’ difficile che ci sia qualche residente del terzo piano. Il TAR non ha ancora giurisdizione sugli angeli. Quanto al resto, una informazione completa esigerebbe che si dicesse come gli amministratori del Comune non hanno presentato nessun progetto nei termini assegnati per la ricostruzione nel 2009 (ottobre era la scadenza, poi leggermente prorogata). A Palazzo Mazara erano destinati più di trecentomila euro di una assicurazione che il Comune aveva stipulato; poi questi soldi furono dirottati, insieme a quelli di Palazzo Meliorati, sul Palazzo Pretorio (ex centro servizi culturali sul Corso); poi da Palazzo Pretorio a Palazzo San Francesco. Insomma, è evidente la volontà del Comune, con qualsiasi  sindaco degli ultimi tre anni, di non fare lavori né a Palazzo Mazara, né a Palazzo Pretorio, né a Palazzo Meliorati; e di tenerseli tutti e tre inagibili per la parte che riguarda la proprietà comunale. Da decenni, del resto, il Comune non fa manutenzione.

 Sei commissioni di tecnici diverse, nel 2009, hanno visitato l’abitazione che fu del marchese Panfilo, al secondo piano e nessuna di esse concluse per la inagibilità. A dicembre scorso fu richiesta “al competente ufficio regionale” la redazione di una scheda “Aedes”, ma siccome la scheda non veniva, dopo due solleciti, il 10 e l’11 gennaio, svolti per conoscere “eventuali prescrizioni e/o misure urgenti da prevedere”, la Sindaca, senza nessuna scheda, “a scopo cautelativo, in attesa di ricevere copia della scheda Aedes di cui sopra”, ha ritenuto di sgomberare tutto il Palazzo, compresa la parte per la quale a marzo dovranno incominciare i lavori approvati e finanziati, proprio per la riparazione. Cioè, in sostanza: il Comune non presenta un suo progetto nel 2009; il Comune dà incarico di stilare le schede per conoscere se vi siano prescrizioni da seguire; il Comune non riceve tali schede, quindi non ha elementi per valutare; ma il Comune ordina lo sgombero di tutto il Palazzo, così impedendo di eseguire i lavori che qualcuno più solerte del Comune ha progettato e fatto approvare dal Comune.

Sono proprio dilettanti allo sbaraglio, come avrebbe appurato la giornalista se solo si fosse informata prima di scrivere.

Non gli stessi dilettanti, ma altri prima di loro, dopo il terremoto del 2009 fecero praticare tre buchi da settanta centimetri ciascuno nel muro portante di tutto il palazzo, lungo Via Carrese, della profondità di oltre 130 cm., beccandosi una condanna dal Tribunale a richiudere immediatamente tali buchi che indebolivano seriamente la resistenza del muro perimetrale; ancora oggi il Comune, che aspetta fiducioso la scheda Aedes, non esegue l’ordine di quella sentenza, intanto passata in giudicato; i giudici diranno se una amministrazione che indebolisce il palazzo nella parte di proprietà comunale e non esegue gli ordini dei giudici possa, tramite il nuovo sindaco, sgomberare la parte che è di altri e che attende solo che vengano eseguiti lavori di riparazione, dopo che sei commissioni di ingegneri hanno detto che non presenta pericoli.

Ma la notizia del Messaggero si ferma ai residenti del terzo piano che presentano ricorso al TAR. Esagerava Ugo La Malfa quando tuonava definendolo il “messaggero delle idiozie”; esagerava Enrico Mattei quando dal “Tempo”  polemizzava con “i dirimpettai di Via del Tritone” che scrivevano sul Fessaggero; esagerano i romani quando lo chiamano “Er buciardo”; non esagerava Vincenzo Accardo quando, di fronte agli stucchevoli articoli laudatorii di un giornalista sulmonese particolarmente tenero con il potere (pace all’anima sua) lo chiamava “Il Massaggero”; ma parlare del terzo piano della “Palazza Mazzara” significa vedere lanterne dove non stanno neanche le lucciole; limitarsi a scrivere di un’ordinanza di sgombero senza neanche fare un cenno a come la Sindaca è pervenuta alla scelta di firmare quell’ordinanza significa solo fare il megafono del Palazzo, cioè riprodurre la tradizione del Messaggero dal 1923 al 1943.

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