SAN VALENTINO DI AMOROSI SENSI TRA SULMONA E AVEZZANO PER SALVARE IL TRIBUNALE

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MA LO SPOSO SQUATTRINATO FA PURE IL DIFFICILE

14 FEBBRAIO 2017 – Sulmona e Avezzano celebrano il loro San Valentino; almeno per evitare la soppressione di entrambi i tribunali.

C’è uno scambio intenso di approcci, dopo che il paese Sulmona (come l’hanno ridotto decenni di governo democristiano e socialista teleguidato da Chieti con Gaspari e da L’Aquila con Natali e pilotato sul posto da Susi) si è incontrato con la città Avezzano (come è cresciuta dal terremoto di cento e un anno fa). Se si sposano fanno schizzare le statistiche e riducono quelle del tribunale accorpante, dell’Aquila, a livello di borgata: già adesso Avezzano avrà circa il doppio delle cause penali dell’Aquila; con la striminzita dote di Sulmona potrebbe arrivare a poco di più, ma almeno al triplo delle cause dell’Aquila escludendo quelle per il terremoto e per le conseguenti truffe, ormai in via di definizione almeno nei grossi numeri.

Intanto, anche con il gruzzolo di processi penali peligni, sarà imbarazzante per il legislatore conservare una norma che stabilisce di cancellare le sedi che producono il triplo per conservare quella miserrima dell’Aquila solo perché è capoluogo di provincia. Per la verità, il legislatore non si è imbarazzato a conservare un tribunale a poco più di dieci chilometri dall’altro: caso eclatante, ancora in Abruzzo e sempre per l’ottica deformata della conformazione provinciale dei circondari, così che Chieti è salvo nonostante si trovi ad un paio di fermate di autobus da Pescara.

Eppure, come accade spesso tra fidanzati e non solo a San Valentino, quello dei due che è più povero è anche più presuntuoso. Sembra che da Sulmona più di un protagonista istituzionale di questa battaglia di salvataggio voglia fare il difficile e, senza dire nulla al partner, voglia giocarsi relazioni al Ministero o in qualche ambito del genere per sostenere che a salvarsi sarà solo il tribunale di Sulmona. L’ultima scappatella è stata perchè dalla Val Peligna si sentivano forti in quanto pare che il Ministro della giustizia Cancellieri fosse stata allattata una volta a Sulmona dove era sfollata. Pensa che jolly…

Insomma, prima delle nozze, già i primi tradimenti.

Non si spiegherebbero in modo diverso le risposte tiepide che, dopo le rispettive assemblee, il Foro peligno dà a quello marsicano.

“Vogliamo uscire insieme stasera?” avrebbe detto l’avv. Franco Colucci ai colleghi sulmonesi (più esattamente al collega sulmonese, ma non la mettiamo sul personale) per cercare di coinvolgerli in una azione pubblica e da tutti riconosciuta; “Poi vediamo” avrebbero eluso da Sulmona, dopo essere riusciti ad arginare l’onda d’urto che saliva dall’ultima assemblea e nella quale non si è votato perché improvvisamente si è scoperto (o, meglio, qualcuno ha detto) che l’assemblea dell’Ordine vota formalmente solo per approvare il bilancio.

Ma avviciniamola, nelle scartoffie del Penale non ancora informatizzato al secondo piano di Via Corradini, la fidanzata cittadina tenuta a distanza dallo squattrinato promesso sposo di paese e tuttavia altezzoso.

Avv. Franco Colucci, quali saranno le tappe del vostro programma per salvare il tribunale di Sulmona e Avezzano tramite fusione?

Debbono essere in rapida successione e, per quanto ci riguarda, lo saranno. La proroga ci ha dato ossigeno, ma si tratta di modificare una norma e il cammino non è facile. Bisogna sedersi ad un tavolino con i colleghi di Sulmona già dalla prossima settimana.

E quale potrebbe essere la prima iniziativa?

Non voglio anticipare quali saranno le intenzioni dei Sulmonesi, ma a mio avviso occorre già trovare un accordo sul tipo di ripartizione di uffici. Non possiamo rimanere nella fase delle idee di massima: ai referenti politici del territorio va sottoposto un piano concreto. E penso che su tale ripartizione ci siano i margini per un accordo proficuo.

Vi aspettate un contrasto dalla società aquilana, ove per tale non si intende solo il mondo giudiziario?

La risposta sarà durissima; me lo aspetto, ma non mi preoccupo. Quando si portano le cifre che noi potremo portare rispetto al carico di lavoro del tribunale presumibilmente accorpante non sarà necessario spendere altre parole per scoprire quale sarà il centro di gravità delle cause, sotto un profilo quantitativo e soprattutto qualitativo.

Vorrà dire che basterà pubblicare un manifesto per mettere a paragone la produzione di sentenze e la qualità di reati che si debbono combattere nei diversi ambiti giudiziari (L’Aquila da un lato e Sulmona-Avezzano dall’altro)?

Non servirà neppure: le riforme si fanno in base alle statistiche interne prodotte dal Ministero. Ma, se servirà convincere l’opinione pubblica, si potrà fare anche questo.

Come siete arrivati all’unanimità nell’assemblea di venerdì scorso?

Con un modestissimo studio delle alternative a questo progetto.

Come dire che se non ci si sposa si muore disperati?

Ecco, diciamola così.

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