I giudici cerchino i curricula per se stessi

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BUFFA RICHIESTA PER VAGLIARE LA CANDIDATURA DI LEGNINI AL CSM

12 SETTEMBRE 2014 – Premesso che abbiamo qualche riserva su chi vota una legge per sopprimere tutti i tribunali che non hanno sede in capoluogo di provincia

e poi gira la propria regione sostenendo che i quattro tribunali sbaragliati con la sua legge non verranno soppressi, non comprendiamo davvero perché, una volta eletto al Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini debba presentare un curriculum per diventarne vice-presidente, come pretendono alcuni magistrati che quel Consiglio compongono. L’Italia è fatta di cose strane: il presidente della repubblica ha sostenuto che Gratteri non poteva fare il ministro della Giustizia perché non è opportuno che un magistrato ricopra quel ruolo, come se Nitto Palma facesse l’usciere e non il giudice e come se non avesse fatto parte di un governo che ha giurato davanti al presidente della repubblica.

Ma è assai più strano che i giudici del CSM pretendano il curriculum di Giovanni Legnini dopo che nessuno ha preteso quello di Mancino, Rognoni, Vietti, tutti turbo-vice-presidenti-politici del CSM senza che i giudici battessero ciglio, preferendo battere le mani tanto da spellarsele. Legnini è un bravo avvocato e questo basti per far parte del CSM da membro laico e per presiederlo pure, se lo ha indicato il Parlamento. Con questi atteggiamenti i giudici in Italia continuano a portare voti a Berlusconi e a quelli che strumentalmente usano le molte gaffes dei giudici e incrementano il consenso in una stolta battaglia contro le istituzioni. Pensassero ai tanti di loro che suppongono che fare il politico sia molto meno che fare il giudice e poi alle elezioni prendono gli schiaffoni che hanno preso nel passato remoto e recente; oppure a quei giudici che per fare il politico si fanno designare nelle giunte come assessori, sottraendosi al voto che per un politico dovrebbe essere il minimo… curriculum.

Tra l’altro, impegnato come è a votare le leggi che sopprimono gli uffici giudiziari (come quella approvata dal Senato del quale faceva parte nel settembre 2011), Legnini potrebbe dare una mano sopprimendo la Corte d’Appello dell’Aquila (così il governo del quale fa parte intende fare), restituendo all’Abruzzo la libertà di portare le cause di secondo grado in Corte d’Appello a Roma, a poco più di un chilometro dalla Corte di Cassazione, senza arrampicarsi nell’angolo nord della regione, a L’Aquila.

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