IBIS, BERSAGLIO DI OVIDIO E ORA IMPALLINATO DAI CACCIATORI

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22 DICEMBRE  2011 –  E’ stato impallinato ieri nel cielo dell’Aquila un perfetto esemplare di ibis. Tre i colpi che lo hanno trapassato. Uno, forse quello alla gola, è stato mortale. Il viaggio del migratore si è concluso, così, paradossalmente nella “Regione verde”, nella quale era finito per errore, forse perchè disorientato.

Si era avviato insieme ad altri compagni di volo dall’Austria per emigrare in Italia, ad Orbetello, in un ambiente ancora in gran parte incontaminato. E’ un uccello stupendo, dai colori vivaci; si muove con una eleganza che lasciò attoniti i classici. Su di lui cominciarono a girare leggende varie. Ne avrebbe fatto volentieri a meno, soprattutto perchè una in particolare venne ripresa da Callimaco ad opera proprio di Publio Ovidio Nasone (si vedano alcuni versi nella sezione “Poesia” del sito). Ibis, questo il nome del pennuto e del poemetto, diventò il falso appellativo, cioè il bersaglio vero, delle invettive del poeta relegato a Tomi. Lo chiamò così per evitare di svelare il nome del nemico che lo diffamava a Roma. Insomma sull’uccello, che a guardarlo sembra un anziano saggio e pensoso, si scaricò tutto il malaugurio del quale poteva essere capace Ovidio e per il quale (forse) il Sulmonese passò alla storia, nel Medioevo, come un mago, capace di sortilegi per legare, ma anche di maledizioni per distruggere. Che l’Ibis sia una specie in via di estinzione, peraltro, non avrebbe consolato Ovidio che non voleva distruggere il volatile, ma la persona che chiamava così convenzionalmente.