LA RAI ENTRA AL “CAMPO 78” DELLA BADIA

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INTERESSANTE DOCUMENTARIO DEI PROTAGONISTI DEL SENTIERO DELLA LIBERTA’, ANCHE SE NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA

3 GENNAIO 2015 – Toccanti testimonianze dei soldati anglo-americani e neozelandesi e della loro permanenza nel campo di concentramento 78 di Sulmona (nella foto del titolo) sono state trasmesse ieri sera a “RaiStoria”, sul canale 54. Qualcuna anche esilarante, come il tentativo di fuga di un militare che si fece trasportare all’ospedale (allora stava a Palazzo dell’Annunziata) e da qui raggiunse la camera mortuaria e si mise in una bara per poter uscire sotto… altre sembianze. E uscì effettivamente, ma fu riacciuffato forse perché dette troppo presto segni di vita.

Il contenuto più rilevante di questo documentario sta nella percezione avuta dai prigionieri del modo nel quale venivano trattati: “Gli Italiani hanno sempre avuto grande umanità, abbiamo avuto anche la possibilità di un contatto spirituale”. La figlia di uno dei prigionieri del Campo 78 ha anche scelto, dopo molti anni, di prendere una casa a qualche chilometro dalla Abbazia celestiniana, per sentirsi più vicina al padre e percorrere con lui idealmente i luoghi di quel duro periodo dal 1940 al 1943 (il campo fu aperto all’indomani dell’8 settembre). Negli Anni settanta era molto attivo a Londra il club Campo 78, che riuniva quasi tutti i reduci del campo di prigionia e intrattenne rapporti con l’amministrazione comunale di Sulmona (v.: “Visite al Campo 78: adesso si può scrivere la Storia” nella sezione STORIA  di questo sito).

Nel programma è stato intervistato anche Ennio Pantaleo, il più giovane componente della “Brigata Majella”, appena quattordicenne all’epoca del suo arruolamento (deciso per vendetta contro quello che il regime fece al padre): al comandante Troilo disse una bugia sulla sua età ed era troppo tardi per prendersi una reprimenda quando svelò la verità, perché la guerra era finita e il “gruppo combattenti della Majella” si doveva sciogliere.

Riferimenti storici a episodi e date sono stati fatti da Mario Setta, con asciutta efficacia, anche per la migliore ambientazione del Campo 78 e del “Sentiero della Libertà”, seguìto dai prigionieri proprio all’indomani dell’8 settembre fino a Casoli, attraversando la Majella: lo stesso percorso che gli alunni delle “Superiori” di Sulmona seguono ogni anno ad aprile per testimoniare quanto sia vivo ancora l’interesse su una pagina di umanità tra soldati senza esercito e popolazione che li accoglieva.

Le fonti, peraltro, pure nei giorni presenti debbono essere selezionate, perché il materiale si raccoglie ancora oggi dalle parole di chi è stato condannato con sentenza del tribunale di Sulmona, confermata in Appello e in Cassazione per una rappresentazione falsa e per una versione diffamatoria nei confronti di un onesto cittadino di Sulmona descritto come “spia fascista” che non poteva rispondere perchè già morto (rispose per lui il figlio Gianni Corvi, fino al grado di legittimità).