LOLLI, CHE NON AMA GLI SCHIAMAZZI

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PARLA AL POSTO DI RENZI (CHE A L’AQUILA NON METTE PIEDE)

4 NOVEMBRE 2014 – “Abbiamo lavorato senza fare schiamazzi” ha detto Giovanni Lolli, vicepresidente della giunta regionale, annunciando ieri che all’Aquila giungeranno sei miliardi e duecento milioni di finanziamenti per la ricostruzione entro il 2018. Di tale somma cinque milioni riguardano progetti del tutto nuovi, mentre il residuo andrà a quelli già messi in cantiere e rimasti sospesi.

Bisognerebbe intendersi sul significato di “schiamazzo”. Se per tale si concepisce l’informazione agli Italiani che pagano le tasse per finanziare una ricostruzione, forse bisogna cercare sul vocabolario qualche termine più congruo: per esempio, rapporto, relazione, previsione di bilancio, linee-guida. E, così ricostruito, l’annuncio di Lolli sarebbe aderente alla realtà: “Abbiamo lavorato senza informare”; “Abbiamo lavorato senza una previsione di bilancio, perché tanto quello che chiediamo ci viene dato, altrimenti togliamo le bandiere italiane dagli uffici pubblici”; “Abbiamo lavorato senza produrre linee-guida su come usare il finanziamento, perché nessuno si deve impicciare sul nostro modo di spendere i soldi degli altri”. Del resto, il concetto di governo della istituzione pubblica all’Aquila subisce degli adattamenti che altrove sarebbero impensabili: senza “schiamazzo” è stato perimetrato un cratere funzionale ad evitare sprechi di risorse per la ricostruzione di città che non fossero lo stesso capoluogo. Senza “schiamazzo”, dalla sera alla mattina, con la scusa dell’emergenza, il “cratere”, che inciderà per almeno cinquant’anni sugli aiuti di Stato alla ricostruzione, è stato disegnato all’insaputa dei Sulmonesi.

L’aspetto esilarante di questa uscita di Lolli sta nei particolari. Infatti, il vice-presidente di una giunta regionale annuncia il contenuto della prossima legge di stabilità di tutta l’Italia.

Macerie verso la discarica

Premesso che, se fosse per Renzi, il Pd abruzzese dovrebbe essere demolito e ricostruito come la sede dell’Anas dell’Aquila che è stata rasa al suolo in poche settimane e sei mesi dopo il sisma risplendeva a Pile senza un elemento, che fosse uno, del vecchio palazzo in Via XX Settembre: D’Alfonso, Cialente, Lolli, Pezzopane sembrano pezzi di colonne del vecchio Pd che vengono trasportati da ruspe e tir verso la discarica di Preturo (anche quella decisa senza… schiamazzi tanto che se ne interessa adesso la magistratura). Ancora solenni nelle dimensioni, non hanno più un ruolo perché è mancata la base che li sosteneva, non c’è più la roccia della platea degli elettori. Visto che hanno capito che alle prossime elezioni non saranno neppure designati dal Partito e quindi hanno una probabilità prossima allo zero di riuscire, si stanno impiegando in altre produzioni: la rissa con gli avezzanesi come fa Cialente; i progetti a base di supercazzole prematurate come fa D’Alfonso che cerca di imitare (male) Renzi indicando la luna e sforzandosi, tutt’al più, di mostrare il suo impegno nella tutela dell’ambiente presenziando inutilmente alle udienze sulla discarica di Bussi; la deviazione del gasdotto che è l’unico argomento toccato da Lolli in sei mesi di vice-presidenza in un ambito nel quale, peraltro, non ha competenza alcuna; quanto all’ultima, lasciamo perdere, rimandando a siti e programmi tv più consoni all’argomento.

Il decisivo contributo alla soppressione dei tribunali

Con la rigidità delle macerie, hanno assistito all’agile salto di Giovanni Legnini, che è riuscito ad abbandonare il tir destinato alla discarica saltando su quello del Csm, dove almeno sarà messo in condizione di non nuocere ancora alla Giustizia abruzzese tramite la soppressione di tribunali e all’Abruzzo intero come ha fatto con le supercazzole sulla tutela dei posti di lavoro nelle industrie.

Fatta questa premessa, l’uscita di Lolli sembra un modestissimo espediente per supplire alla visita di Matteo Renzi a L’Aquila. Sarebbe dovuto venire a ottobre, il Presidente del Consiglio, onde annunciare qualche miliardo di euro da versare sulla ricostruzione di una città che non sa neppure dopo cinque anni come ricostruirsi, dove ricostruirsi, per quanti abitanti ricostruirsi. Deve aver fatto il gesto dell’ombrello alla mesta brigata di macerie destinate alla discarica secondo sua precisa disposizione. E infatti non è venuto, né ha detto quando e se verrà; soprattutto non ha preso impegni su finanziamenti di alcun ammontare. Allora, secondo la tecnica della supplenza a fini mediatici e propagandistici, Lolli ha dato l’annuncio della prossima legge di stabilità. Questo, sì, ci sembra uno schiamazzo…

Nella foto del titolo il paco di un comizio del PCI in Piazza XX Settembre: Giovanni Lolli è il primo a sinistra, infervorato esponente della Federazione Giovani Comunisti Italiani mentre presenta Enrico Berlinguer, che non se lo fila e seguita a leggere 

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