LOLLI VICE-PRESIDENTE, OVVERO COME TI RIPESCO IL CAMPANILISTA

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PESSIMO INIZIO PER D’ALFONSO NELLA FORMAZIONE DELLA GIUNTA

12 GIUGNO 2014 – L’elezione di Marinella Sclocco, per il Pd, proclamata insieme a quella di tutti gli altri consiglieri regionali, ha risolto il primo, grosso problema del neo-governatore D’Alfonso per la formazione della giunta: l’ingresso della consigliera nell’esecutivo consentirà di soddisfare la quota minima prevista per la rappresentanza femminile e consentirà di scegliere l’esterno nella persona di Giovanni Lolli (nella foto del titolo).

Pessimo inizio della legislatura di Luciano D’Alfonso, che in pratica al comizio di grande gaudio la sera dei risultati è stato scortato da due rappresentanti del Pd dell’Aquila, Cialente e Lolli, impegnati a verificare il rispetto degli impegni assunti: già in quella sede si è parlato di vice-presidenza a Giovanni Lolli, quello che qualche settimana prima aveva proclamato che “L’Aquila sta prima di tutto”.

La musica non è cambiata rispetto al più recente passato, quando Stefania Pezzopane non era riuscita a farsi eleggere e, per rimediare, le fu garantito un posto nella giunta comunale dell’Aquila, visto che in Italia si consolida la figura del politico di professione, quello che non può perdere un giro e restare fuori neppure se lo impongono gli elettori. Così, Giovanni Lolli, che ha fatto del campanilismo la sua bandiera, va a fare il vice-presidente della Regione Abruzzo pur non essendo stato eletto da nessuno.

C’è da pensare che la norma che riserva al presidente la scelta di un esterno nella giunta sia stata concepita affinchè qualunque presidente si potesse valere dell’apporto di persone capaci, degne di servire la cosa pubblica e tuttavia prive di seguito elettorale perchè prive di comunicativa, di fascino pubblico. Ne esistono, in tutti i settori: perchè privarsi della loro scienza, della loro esperienza? D’Alfonso ha scelto come suo vice un personaggio che ha percorso all’inverso il curriculum che un qualsiasi sistema democratico richiede per ben funzionare: prima parlamentare, anche sottosegretario, poi ritiratosi (o relegato?) sul campanile dell’Aquila a chiamare a raccolta gli affluenti del sangue aquilano per sostenere una sorta di primato rossoblù, da curva sud. Ma è questa la regione che disegna D’Alfonso. Va bene l’amenità dei “flussi” cui ha accennato in un intervento a Raiano l’anno scorso e che dovrebbero garantire una etichetta per ogni città e a qualcuna solo una pecetta, uno specchio per i brutti dove guardarsi ogni giorno, come cantava Lucio Dalla; tra queste città di rincalzo Sulmona, che evidentemente per Lolli come per D’Alfonso non sta “prima di tutto”, anzi per D’Alfonso va bene solo quanto a ristoranti e a relative mance. Passi anche, nel neo-governatore, una certa trasfusione di verve parolaia (che in Italia riscuote molto, come hanno dimostrato Pajetta, Bertinotti, Fini, Bersani e Renzi). Va bene tutto in democrazia purchè sia scelto dalla maggioranza.

Per questo, un Lolli, che già si sapeva che ad ogni costo sarebbe andato a fare il vice-presidente a prescindere dagli elettori, non va bene. E va ancora peggio se il protagonista,  nell’anno di grazia 2014, fa professione di campanilismo dopo aver dato prova di ampia inettitudine politica come parlamentare e componente di governo (anche se “sotto”). Più che la regione dei flussi, quella di D’Alfonso si prepara ad essere la regione dei riflussi, dei ripescaggi e, guarda un po’, delle rottamazioni al contrario.