ORA GLI ORSI FINISCONO LIQUEFATTI

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FINE MISTERIOSA DI FERROIO IN TERRITORIO DI SCANNO

12 GIUGNO 2014 – Muoiono in tutte le stagioni: anche d’inverno quando dovrebbero essere in letargo.

In qualche caso, come due anni fa, si sono svegliati fuori programma e fuori forze: gli orsi del Parco Nazionale d’Abruzzo, quelli che l’hanno reso celebre perchè a cento chilometri da Roma sopravvive una natura con gli animali selvatici per eccellenza, muoiono anche in primavera inoltrata, come quello della settimana scorsa.

E muoiono in particolare in autunno, quando si affrettano per sfamarsi in vista del letargo (ultimo esempio proprio vicino a Vallelarga, in territorio di Pettorano sul Gizio; ma sono state trovate delle tracce, non il corpo senza vita dell’orso quasi sicuramente ucciso). Non per tutti si risale ad una spiegazione attendibile: si era pensato ad un virus, poi alle solite operazioni dei bracconieri, poi ad avvelenamenti. Non finiscono più sotto al treno: il convoglio per Napoli e da Napoli non passa più.

Seguitano a morire pur con tutte le radiotrasmittenti che ne analizzano i percorsi, le abitudini, le soste: pur con i frutteti che una avveduta politica del Parco Nazionale aveva fatto impiantare per soddisfare le esigenze (tutto sommato minime) dei plantigradi più interessanti da Yellowstone alla Camosciara. Come in molti altri fenomeni naturali inspiegabili, arrivano torrenziali le analisi, le parole. Arrivano anche le autopsie, che hanno dato delle spiegazioni tecniche (soffocamento, per esempio), non sufficienti peraltro a capire la causa a monte. Sembra di leggere quei referti che raccontano di “arresto cardiocircolatorio”, notoriamente causa ultima di tutto quello che descrive l’esito finale. Sarebbe il colmo che, dopo tutte le cacce all’orso dal buio dei tempi fino al secolo scorso, il simbolo del Parco Nazionale volesse togliere il disturbo senza un colpevole preciso, pur nell’era eco-propulsiva.

Ma intanto Ferroio, un maschio adulto di circa 14 anni, se ne è andato quasi liquefatto: la carcassa è stata ritrovata in avanzato stato di decomposizione in territorio di Scanno. Liquefatto, proprio così: lo dice la prima ricognizione sui pochi resti (qualche pezzo di zampe, le unghie).

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